Ieri abbiamo appreso che nel cosiddetto decreto crescita è inserita una norma per compiere trasfusioni al buco nero Alitalia a spese degli utenti dei servizi di pubblica utilità (luce e gas), cioè dei cittadini. Si tratta di pura fantasia malata di un paese pre terminale ed ormai bancarottiere per vocazione, quindi ci limitiamo a segnalarvela. Ma oggi leggiamo anche di un’altra iniziativa legislativa, che in astratto è ricollegabile con la sciagurata vicenda Alitalia. Perché a pensare male si fa peccato, ma in un paese alla disperazione come l’Italia ci si azzecca quasi sempre.

Donne, è arrivato l’arrotino della realtà:

“Nonostante i recenti segnali di ripresa, lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione nell’eurozona restano deludenti”. Lo scrive il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, in un intervento sulla tedesca Die Welt. “Ragioni di questo – aggiunge – sono la domanda debole e freni strutturali” (Ansa, 11 giugno 2015)

E tutto questo con una congiuntura esterna irripetibile, pensate.

Nei giorni scorsi è passata quasi inosservata la relazione della Corte dei conti sulle prospettive della finanza pubblica dopo la legge di Stabilità. Ed è un vero peccato, perché le osservazioni delle sezioni riunite in sede di controllo possono aprire uno squarcio di prospettiva su quello che ci attende, come comunità nazionale, nel breve e più lungo periodo.

Oggi sul Corriere (a pagina 9) c’è una intervista di Lorenzo Salvia al procuratore per il Lazio della Corte dei conti, Angelo Raffaele De Dominicis, quello che vuole spezzare le reni alle agenzie di rating. Leggendola, si trasecola. Deve certamente essere uno scherzo di Carnevale, un complotto ai danni di De Dominicis medesimo, o un tiro giocato a Salvia da parte di qualcuno che si è spacciato per un alto magistrato contabile. O forse la Zanzara di Giuseppe Cruciani si è trasferita su carta stampata.

Poiché ogni giorno ha la sua farsa, oggi dobbiamo occuparci dell’iniziativa della Corte dei conti italiana, che ha notificato alle agenzie di rating che sta indagando su di loro per ingiusto declassamento dell’Italia nel 2011 e 2012, ipotizzando un danno erariale superiore a 117 miliardi di euro. Per non farci mancare nulla, s’intende.

«Nell’ipotesi più ottimistica, ovvero senza effetti depressivi sul Pil, l’aumento della pressione fiscale dovrebbe risultare nel 2014 di 2 punti percentuali rispetto al livello attuale». Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso dell’audizione sulla manovra di fronte alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.
Secondo Giampaolino il ricorso prevalente alla leva fiscale, quasi i tre quarti della manovra, e in particolare «le modalità d’intervento prescelte determinano la compressione del reddito disponibile e accentuano i rischi di effetti depressivi»

Per rispettare i nuovi vincoli europei, soprattutto di riduzione del debito,

«Gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l’aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia ad esercitare per questa via una azione di stimolo sull’economia»

Lo sottolinea la Corte dei Conti nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Il 25 novembre 2005  il governo Berlusconi approvò la riforma della previdenza complementare, che regola la destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso in base al quale, dal primo gennaio 2007, il lavoratore dipendente deve scegliere se mantenere il Tfr nella sua forma attuale oppure destinarlo alla costruzione di una pensione integrativa, versandolo ai fondi pensione (sia di categoria che aperti).