Torniamo brevemente sulla “notizia” delle indagini della procura di Milano, che per decisione della Cassazione su istanza degli indagati ha ereditato dalla leggendaria procura di Trani le indagini sulla vendita di ben 7 (sette) miliardi di titoli di stato italiani, effettuata da Deutsche Bank nel primo semestre 2011. Lo so, ne avete le palle strapiene di queste idiozie da piccoli complottardi italiani. Io pure. Però serve fare un minimo di debunking, per l’ennesima volta, anche perché diversamente ci ritroviamo con gli “scoop” e le “inchieste” di qualche organo di stampa, più incline al sensazionalismo ed al cospirazionismo che all’informazione.

Dall’inizio della crisi gli italiani sono diventati grandi esperti di occupazione e disoccupazione. Come fatalmente accade in questi processi di apprendimento con corsi progrediti tenuti sui social network (la famosa università di Twitter che sta affiancandosi e sostituendo quella non meno celebre “della vita”), i discenti sviluppano anche un robusto cospirazionismo, che li porta a vedere manipolazioni ovunque, dalle rilevazioni statistiche alle definizioni che ne sono alla base. Ecco perché s’impone un piccolo momento pedagogico-didascalico, di quelli del tutto inutili e che scivoleranno sul teflon di cui la vostra conoscenza è fatta. Ma non c’è problema, notoriamente vado pazzo per le cause perse.

L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che difficilmente passerà alla storia come colui che “ve l’aveva detto”, malgrado la sua possente produzione pubblicistica ed un’esperienza ministeriale trascorsa a farsi prendere a ceffoni dalla realtà, ha ritenuto di dover esprimere la propria dotta valutazione sulla crisi della Ue da un angolo visuale molto particolare: quello del Mezzogiorno d’Italia. Perché, come noto, le colpe della Ue si estendono dal meteo al sottosviluppo economico di paesi che da tempo hanno perso la bussola ed il senso comune. Mentre senso del ridicolo e della decenza hanno tolto il disturbo ancor prima, come ci ricordano prassi e teoria tremontiane, solcando i lustri.

Giorni addietro, alcuni esponenti del M5S, guidati da Carlo Sibilia, hanno presentato una interrogazione a risposta immediata in Commissione Finanze alla Camera, destinatario il Ministero dell’Economia. L’interrogazione prende le basi da quella che è da sempre un’ossessione di Sibilia e dei cosiddetti signoraggisti, una delle specie animali che popolano il variopinto mondo dei complottisti, pur se di recente un po’ decaduta: la possibilità per le banche commerciali di “creare moneta” mediante il cosiddetto moltiplicatore monetario, che mette in relazione la base monetaria con l’offerta di moneta.

Ieri, sul Fatto, è apparsa una letterina dell’ex ministro andreottiano del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, che mette in guardia sui “rischi” di un complottone francese che avrebbe il proprio pivot (per restare linguisticamente in tema) in Unicredit e nella sua maxi ricapitalizzazione. Ah, il cospirazionismo, genere letterario preferito dai nostri connazionali e dal loro ingravescente vittimismo. Eppure, basterebbe guardare quelle inquietanti creature chiamate numeri, i veri mostri che danno la caccia agli italiani ed alla loro classe dirigente.

Il nuovo passatempo degli italiani, in quella terra di nessuno che va da Natale a Capodanno, è in realtà assai vecchio: perché la Bce chiede più capitale per MPS? Perché non sono più i leggendari 5 miliardi scribacchiati sul tovagliolo al bar, durante il regno di Pinocchio-Lucignolo Renzi ma sono diventati ben 8,8? Cosa c’è sotto, dietro, sopra, di lato? Ah, saperlo. Però, anche nelle gravi angustie dei contribuenti italiani causate dalla banca più antica del mondo, eccetera eccetera, c’è un’ossessione che non si schioda dalla mente dei nostri giornalisti, editorialisti, politici, commentatori: perché Deutsche Bank riceve tutti questi favoritismi? Eh? Perché?

Da qualche tempo, su un settimanale di mercati finanziari e sul corrispondente quotidiano, edito dallo stesso gruppo editoriale, è in corso una singolare campagna “patriottica” a favore delle nostre banche. Gli ingredienti sono i soliti: il complotto dello Straniero, in particolare della Commissione Ue asservita ai tedeschi, e la “speculazione” internazionale che prende di mira i nostri istituti di credito, mettendoli in ginocchio. Nulla di inedito, molto di agostano: alla fine, in un modo o nell’altro, le pagine vanno imbrattate di inchiostro, senza tregua.

Oggi, sul Giornale, oltre ad una meravigliosa prima pagina in cui si salta a piè pari nella tesi complottista da scarsa dimestichezza con la lingua inglese, di cui si diceva ieri (del resto, Renato Brunetta è editorialista di punta, ed anche di tacco, del foglio sallustiano), c’è una non meno stimolante intervista ad Ettore Gotti Tedeschi dove l’ex capo dello Ior si mette agilmente in scia al mood complottista in cui gli italiani tanto amano sguazzare.

Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.