Solo un paio di parole sul nuovo tormentone renziano relativo alla presunta accelerazione nella creazione di nuova occupazione in Italia. Perché i miracoli a volte accadono, soprattutto in un paese profondamente credente come il nostro, ma difficilmente questo sarà uno di quei casi.

Mentre attendiamo fiduciosi il tweet di qualche cocorito governativo su quanto siamo ganzi ora che il rendimento del Btp decennale è sceso sotto quello del Gilt britannico, e reprimendo a stento il raccapriccio per quanto ascoltato ieri sera in un servizio del tg de La7, in cui si è sostenuto che ciò sarebbe avvenuto “perché siamo più affidabili” (postulando quindi che il Regno Unito e l’Italia siano nel frattempo divenuti parte della stessa area valutaria), ci è gradita l’occasione per segnalarvi che, nel panorama della stampa italiana, non ci sono solo tenebre, quando si parla di economia.

Ieri è stata pubblicata la stima preliminare dell’indice dei prezzi al consumo tedeschi per il mese di maggio. Come confermato anche dal dato di stamane per l’intera Eurozona, si è avuta una sorpresa negativa, con la variazione mensile in calo dello 0,1% calcolata sul paniere dell’Ufficio Statistico nazionale tedesco e dello 0,3% su base euro-armonizzata. Particolarmente affascinante la spiegazione, ancora una volta legata agli effetti della Pasqua “tardiva” di quest’anno rispetto allo scorso anno.

(post che pare tecnico ma che si rivelerà divertente anche per lettori non specialisti)

Quello che è segue è un raccontino ricorrente, nella storia della Grande Recessione. L’ultimo ad averlo ripreso è l’economista David Beckworth, fervente sostenitore di un’azione della banca centrale che punti a stabilizzare il livello di Pil nominale attraverso azioni non convenzionali di politica monetaria come arma definitiva anti-crisi. Beckworth usa il racconto per stimolare il dibattito sulla radice della crisi: è davvero una recessione patrimoniale, da eccesso di debito, o non è piuttosto una recessione da eccesso di domanda di moneta? A parte questi esoterismi, buona lettura.

Sul suo blog, l’economista statunitense Jeff Frankel si occupa delle ultime polemiche che hanno coinvolto alcune “grandi firme” di Harvard, e giunge alla conclusione che “qualcuno” (il più meritevole) non ha ancora ricevuto la giusta dose di critiche per una tesi ideologica e spericolata, nel dibattito tra austeri e stimolatori.