Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato oggi l’aggiornamento del World Economic Outlook. Malgrado la spinta teoricamente fornita dal calo del greggio, la crescita viene rivista lievemente al ribasso rispetto alla previsione dello scorso ottobre, motivando la revisione con effetti negativi che più che compenserebbero lo stimolo fornito dal crollo dei prezzi del petrolio. Al netto della circolarità e dell’inversione di cause ed effetti, e facendo una robusta tara per previsioni che negli ultimi anni hanno evidenziato margini di errore ampi e per eccesso di ottimismo, balza agli occhi la situazione italiana.

(Nota per i lettori: questo post ha ottenuto la dispensa dei corsivisti de Linkiesta al nostro proponimento di fare una pausa di riflessione nelle pubblicazioni. In segno di gratitudine, anche questa avvertenza è pertanto pubblicata in altrettanto corsivo. Addavenì, il Pulitzer)

E’ una sequela di reazioni da embolo in libera uscita per la carotide, quella che da ieri pomeriggio grandina sulle agenzie di stampa per mano pressoché unica di esponenti del Pdl, dopo aver scoperto un assai sensibile “suggerimento” al nostro paese da parte del Fondo Monetario Internazionale, al termine della periodica missione di ricognizione sullo stato dell’economia. La cosa buffa è che il rapporto è pieno di banalità “sostanziali”, nel senso di cose che sappiamo di dover fare da alcuni lustri, soprattutto da prima che ci arrivasse in testa la bomba teutonica. Eppure, l’unico punto di questo rapporto in larga parte fotocopiato (perché siamo pessimi scolaretti, sulle cose che contano) è questo stucchevole punto sull’imposizione fiscale sulla prima casa, che è ormai diventata l’arma di distrazione di massa definitiva, prima che qualcuno spenga la luce e butti la chiave.

Un team del Fondo Monetario Internazionale ha lasciato l’Egitto senza aver ottenuto il consenso della variegata opposizione (liberali, islamisti ultraconservatori, socialisti) alle misure di austerità necessarie per concedere al paese una linea di credito di 4,8 miliardi di dollari, per fronteggiare una crisi economica strutturale che è alla base di un forte e persistente squilibrio di bilancia commerciale che sta portando, lentamente ma inesorabilmente, all’esaurimento delle riserve valutarie, dopo il quale c’è solo il caos e l’iperinflazione.

In un commento apparso sul blog istituzionale, il direttore del Dipartimento Affari fiscali del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli, ed il suo vice Philip Gerson riflettono sui “buoni propositi” per l’anno nuovo. Osservando che, in ambito di politica fiscale, talvolta tali propositi si sono effettivamente realizzati ma che occorre evitare di compiere errori, da qui in avanti.

Sospesa l’erogazione della nuova tranche di aiuti alla Grecia, in attesa di un nuovo vertice dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, previsto per lunedì 26, che dovrebbe sbloccare le erogazioni. Poiché pare che Atene abbia fatto i famosi compiti a casa, lo stallo deriva dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale si è messo di traverso alla Ue, contestando la sostenibilità del debito greco e denudando brutalmente il re.

(Post tecnico-dilettantistico, astenersi economisti)

Il Fondo Monetario Internazionale pubblica il World Economic Outlook, da cui emerge l’ennesima revisione al ribasso delle prospettive di crescita mondiale. E fin qui, nulla di inedito. La novità deriva dalla scoperta di un valore piuttosto elevato dei moltiplicatori fiscali, e dalla conseguente autocritica del FMI. Siamo in pieno revisionismo, si direbbe.