Nuovo allarme del Fondo Monetario Internazionale sull’Europa, molto serio per le conseguenze potenzialmente catastrofiche che la realizzazione dello scenario potrebbe avere. Entro la fine del 2013 è previsto che le banche europee restringeranno i propri bilanci di oltre 1.500 miliardi di euro ma se il processo sfuggisse di mano (cosa peraltro molto probabile, vista la grave recessione della regione), il conto potrebbe arrivare a quasi 3.000 miliardi di euro.

Il Fondo Monetario Internazionale segnala un tema già noto da tempo agli addetti ai lavori, ma non ancora al grande pubblico: nel mondo, a causa delle crisi fiscali, sta verificandosi una crescente rarefazione di titoli “sicuri”. Secondo le valutazioni del FMI, la forte e crescente domanda per carta “sicura”, indotta sia da avversione al rischio che dalla regolazione degli intermediari finanziari, rischia di creare nuovi problemi alla stabilità finanziaria.

Il direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli, si dice preoccupato per l’eccesso di stretta fiscale in atto nei paesi sviluppati. Si conferma che l’istituzione di Washington ha completato la propria inversione ad U sulla politica fiscale, passando in pochi mesi dalla sollecitazione all’austerità all’invito a non esagerare. Viviamo tempi decisamente interessanti.

Qui di seguito la trascrizione del press briefing del Fondo Monetario Internazionale, in cui il direttore del Dipartimento Affari Fiscali, Carlo Cottarelli, ha parlato delle problematiche che affliggono i grandi paesi della periferia dell’Eurozona, quelli più a rischio di trovarsi privi di accesso ai mercati del funding a causa della fuga degli investitori.

Come già mesi addietro ebbe modo di gettare un sasso in piccionaia lanciando l’allarme sulla sottocapitalizzazione delle banche europee, oggi il direttore generale del FMI, Christine Lagarde, torna a sferzare l’inettitudine europea a gestire la crisi di debito sovrano. E lo fa parlando in Germania, concedendosi anche il lusso di citare Goethe. Non è detto che qualcuno la ascolti, ma qualche innegabile onda d’urto politica la produrrà.

Ricordate l’ossimorica fiaba della “contrazione espansiva”, quella cosa per cui occorre sbrigarsi a conseguire il pareggio di bilancio perché in questo modo i mercati sono felici, vi riducono spread e premi al rischio, e vissero tutti felici e contenti? Proprio quella. Ebbene, pare che al Fondo Monetario Internazionale stiano maturando un ripensamento critico, in materia.

Pare che i leader brasiliani abbiano un senso dell’umorismo molto sviluppato, quando si tratta di commentare le sciagure europee. Dopo il lapidario commento della presidente, Dilma Roussef, che contribuì ad affossare l’idea dei Cavalieri Bianchi (o meglio, gialli, indios e meticci) in soccorso dell’Eurozona (ognuno dei quali si caratterizza per un reddito pro-capite ancora significativamente inferiore al nostro), è ora la volta del vulcanico e ciarliero ministro delle Finanze di Brasilia, Guido Mantega.

Sta rapidamente producendo onde nello stagno italiano l’articolo del bravo Maurizio Molinari, corrispondente de la Stampa dagli Stati Uniti, secondo il quale il Fondo Monetario Internazionale starebbe meditando di erogare aiuti al nostro paese per la cifra monstre di 600 miliardi di euro. Della notizia non vi è però traccia sulla grande stampa internazionale, e quando accadrà sarà per effetto di rilanci da parte dei corrispondenti dall’Italia.