Mentre attendiamo l’ufficialità sul piano di “riforme” greche sottoposte ai creditori, e mentre l’intera vicenda è ormai sempre più surreale, è utile raccogliere alcuni pensieri in ordine sparso, per mettere a fuoco l’eventuale punto di arrivo. Che a nostro giudizio resta fortemente problematico per non dire disperato.

Questa settimana, attendendo il referendum greco su una proposta non più esistente e che non riguarda comunque l’uscita dall’euro (Alexis Tsipras dixit), Buttonwood, blog dell’Economist, cita il commento di Joseph Gagnon, del Peterson Institute. Sono considerazioni di puro buonsenso, che tuttavia qualche venditore di fumo in giro per il mondo (molti dei quali operano attivamente dalle nostre parti) si direbbe certo di riuscire a confutare.

Dopo la decisione del premier greco Alexis Tsipras di convocare un referendum popolare per consentire ai cittadini di esprimersi sull’ultima proposta dei creditori, è opportuno tentare di chiarirsi le idee su quanto accaduto e su quanto potrà accadere in Grecia, in queste ore di banche chiuse e controllo dei movimenti di capitale. E dopo aver letto e sentito commenti che spaziano dall’idealismo naif con venture utopistiche sino a forme di strumentalizzazione politica domestica che sono sinceramente ributtanti, per cinismo. Ma quello che tutti dovremmo avere chiaro è che qui siamo tutti sconfitti, pesantemente.

Dopo un estenuante e spesso surreale negoziato, la Grecia ed i suoi creditori (Ue, Bce, FMI) avrebbero trovato il punto d’equilibrio e compromesso su un pacchetto di misure che tutto sono tranne che “riforme strutturali”. More of the same, direbbero gli anglosassoni. E’ il peccato originale della Troika, non solo della Grecia e dei suoi governanti pro tempore. Ed è anche l’evidente limite democratico degli attuali trattati europei. Come finirà? Male.

Che accade quando un paese scivola nel caos economico, che porta con sé quello istituzionale, sociale e civile, e vive immerso in una sensazione permanente di collasso imminente? Che le persone si sentono legittimate e giustificate a smettere di adempiere ai propri doveri di cittadini inseriti in un tessuto comunitario. E non parliamo di stato di necessità, badate. Parliamo di quel feeling da “tutti a casa” che segna la dissoluzione di una entità statuale e che può essere recuperato solo con un nuovo paradigma, che spesso nasce dal sangue e dalla sofferenza.

Oggi sul Corriere c’è una meravigliosa intervista a Vasilis Vasilikos, lo scrittore autore del libro “Z, l’orgia del potere“, in cui si narra la presa del potere dei Colonnelli, in Grecia a fine anni Sessanta, e da cui Costa-Gavras trasse uno splendido film con Yves Montand, Irene PapasJean-Louis Trintignant. Lasciando da parte gli indubbi meriti narrativi e la patente democratica di Vasilikos, non è chiaro se alcune sue risposte all’intervista siano uno scherzo o una drammatica e grottesca deformazione della realtà. Tipico male degli idealisti, o della loro versione bacata, i populisti.

In queste settimane di tormentone greco, verità contrastanti si fronteggiano soprattutto sul punto più politicamente sensibile: le pensioni. Il governo Tsipras fornisce dati terrificanti, che parlano di tagli intorno al 45% degli assegni medi, ma i dati indicano che l’incidenza su Pil della spesa pensionistica greca è in continua espansione. Da un lato questo è certamente dovuto all’effetto ottico di una spesa poco o per nulla comprimibile nel breve termine quale quella pensionistica, a fronte del forte calo del Pil. Ma questo non spiega tutto. C’è dell’altro.

Mentre si approssima il finale di partita per la Grecia, stanno emergendo alcune suggestioni del tutto fuori luogo, che spingono qualcuno a tirar fuori nuovamente la leggenda metropolitana del “modello Islanda” per gestire l’eventuale default sovrano ellenico. Il suggerimento viene da Piattaforma Sinistra, l’ala no-euro e no-tutto della sinistra radicale di Syriza. Ancora una volta, siamo nell’ambito delle rimasticature con scarso o nullo radicamento nella realtà. Ma l’occasione è propizia per segnalare alcune cosine sull’Islanda.