Ieri Intesa Sanpaolo, previo accesso alla data room, ha comunicato le proprie condizioni per rilevare la parte sana delle due agonizzanti popolari venete. Si tratta di un comunicato in stile “guai ai vinti”, ma non si può biasimare la banca milanese-torinese, che si limita a fare i propri interessi, soprattutto dopo aver immolato quantità industriali di denaro in Atlante e negli interventi del fondo di risoluzione, quello che ha “salvato” le quattro banche risolte a novembre 2015. Il biasimo va tutto altrove.

Mentre attendiamo di sapere se Intesa lancerà l’assalto finale a Generali, malgrado i presagi di sventura sull’aggregazione che spirano forti dalle parti del Financial Times, ricordiamo una delle frasi con cui parte della nostra stampa ha accolto la notizia del probabile takeover del Leone triestino: “Generali ha in pancia settanta miliardi di Btp!”. Sì, e quindi? Qualcuno ha raccontato, aneddoticamente, di come tempo addietro una aggregazione tra società di gestione del risparmio fosse saltata perché la parte estera chiedeva a quella italiana di ridurre drasticamente il peso dei Btp in portafoglio. Questa pare un’amena idiozia, nel senso che una Sgr non dovrebbe avere un eccesso di titoli di stato in portafoglio, se solo seguisse benchmark globali. Ma non divaghiamo. Difendere l’italianità di Generali, tra le altre cose, per quei 70 miliardi? In che senso?

Era nell’aria, ora è ufficiale. Unicredit e IntesaSanpaolo rinunciano ai Tremonti bond. La prima procederà ad un aumento di capitale da 4 miliardi di euro e costituirà, con il contributo determinante della Fondazione CRT, presieduta da Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, una sgr a cui cederà alcuni dei propri immobili, realizzando una plusvalenza che andrà ad irrobustire i quozienti patrimoniali.

Intesa Sanpaolo potrebbe rinunciare ai Tremonti-bond. L’ipotesi viene avanzata dall’amministratore delegato Corrado Passera in un’intervista al quotidiano Financial Times.
“Potremmo andare avanti con il nostro piano di emettere 4 miliardi di Tremonti-bond – ha spiegato Passera -. Ma potremmo anche dire no o decidere di emetterne solo una parte”. “Il consiglio – ha aggiunto – prenderà una decisione alla fine del mese sulla base dell’andamento del mercato, dei nostri risultati e della possibilità di conseguire le cessioni di asset che abbiamo in programma”.

”Al fine di evitare che il gruppo Intesa Sanpaolo venisse percepito come non adeguatamente patrimonializzato, si è deciso di rafforzare rapidamente i coefficienti patrimoniali”. Lo si legge nella nota sulla  trimestrale che spiega i motivi alla base della proposta del Consiglio di Gestione di non distribuire dividendi in contanti. Assumendo questa ipotesi, i coefficienti patrimoniali al 30 settembre risultano pari al 6,2 per cento per il Core Tier 1 (5,9 per cento a fine dicembre scorso), al 6,9 per cento per il Tier 1 (6,5 per cento) e al 10 per cento per il coefficiente patrimoniale totale (9 per cento).