• Vi avevano detto che l’Italia sarebbe uscita dalla crisi prima e meglio di altri. Vi hanno dato “il malato d’Europa”, ed il commissariamento da parte dell’Unione europea e della Bce;
  • Vi avevano promesso (nel 1994) due aliquote Irpef, al 23 ed al 33 per cento. Non le avete avute;
  • Vi avevano promesso (pochi mesi addietro) tre aliquote Irpef, al 20, 30 e 40 per cento, finanziate con l’eliminazione parziale di alcune agevolazioni fiscali, per allargare le basi imponibili ed aumentare il gettito. Avrete l’eliminazione delle agevolazioni fiscali ed assistenziali per fare cassa, ma non le tre aliquote;

Oggi è Indipendence Day. Un giorno per ricordare cosa è diventata l’America. Un paese piagato da una crisi epocale, frutto di avidità e comportamenti esplicitamente truffaldini, come ad esempio quelli che portavano a concedere i cosiddetti “mutui Ninja”, cioè a debitori “No income, no job and asset“, cioè privi di capacità di rimborso. Poi venne il tempo dei sussidi, per tenere in vita il “sogno americano”.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Dell’intervista di Renato Brunetta a Fausto Carioti è rimasto l’abituale frastuono delle ondate di sdegno, questa volta contro l’affermazione del ministro riguardo l’articolo 1 della Costituzione. A noi non è chiaro perché la frase “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” non significhi nulla. Il significato resta, una volta attualizzato nel senso di sfrondarlo della connotazione classista che poteva originariamente avere. “Lavoro” è quello dei dipendenti, degli autonomi, dei professionisti, degli imprenditori. L’articolo 1 è, o dovrebbe essere, una sorta di “vetrina” della Carta.

Il Politometro di Repubblica è uno degli innumerevoli divertissement presenti in Rete per testare il proprio posizionamento politico-ideologico, in relazione alle imminenti elezioni. Liberamente ispirato ad altri celebri test, il Politometro si basa su una matrice 2×2: conservatori-progressisti, confessionali-laici. Vi confessiamo che, mentre il secondo asse ci appare comprensibile, almeno in termini linguistici, il primo lo è assai meno. Chi è un “conservatore”? Secondo il De Maurochi in campo politico tende a mantenere l’ordinamento costituito, difendendo la tradizione e opponendosi a nuove ideologie, riforme o innovazioni.” Sulla base di questa definizione verrebbe spontaneo pensare che gli autentici conservatori siano i progressisti, almeno in Italia. Questa è logora? Forse si, ma nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità. Noi vorremmo considerare tale dimensione in termini di conservatorismo fiscale, nel quale ci riconosciamo. Gli autori del Politometro sostengono di aver mappato rigorosamente le affermazioni rispetto ai rispettivi programmi elettorali. Ci chiediamo che metodologia abbiano utilizzato per eliminare il rumore (anzi, il frastuono) di fondo del flip-flopping di alcuni candidati. E’ curioso che questa mappatura polarizzi i candidati premier italiani lungo la diagonale confessionali-conservatori vs. laici-progressisti.

L’autore di questo sito è da sempre lieto di poter collaborare con chi voglia promuovere in Italia una legislazione autenticamente liberale. Da tali premesse discende che occorre lavorare per mettere in rete tutte le realtà che si riconoscono in questo progetto. Pensiamo ad esempio ai Riformatori Liberali o al Centro Studi Liberali Sam Quilleri. E pensiamo anche a think tank quali l’Istituto Bruno Leoni, Epistemes e noiseFromAmerika. Occorre lavorare per una elaborazione politica e culturale che sia finalizzata alla produzione legislativa, e non a semplici azioni propagandistiche. L’Italia è un paese dove molti “liberali” vanno in crisi d’astinenza appena vengono privati del loro sussidio preferito. Per questo motivo l’elaborazione politica deve essere supportata da robuste fondamenta di teoria e politica economica: gli slogan difficilmente portano lontano, anche se spesso servono alle fortune personali di chi li crea.