Su l’Economia del Corriere, questa settimana Marcello Minenna si occupa della proposta di ridurre la concentrazione di titoli di stato domestici nel portafoglio delle banche. Come noto, si tratta di un intervento che, attenuando il legame banco-sovrano, riduce il rischio di avvitamento di una crisi e rappresenterebbe anche il passo decisivo per raggiungere l’agognata unione bancaria, con assicurazione dei depositi, togliendo ai tedeschi (e non solo a loro) l’attuale poderoso argomento per il nein. Come altrettanto noto, Minenna si batte patriotticamente da tempo per giungere alla creazione di un asset comune europeo, ignorando sistematicamente l’interesse nazionale altrui. Ma in questo psichedelico articoletto si supera.

Mi segnalano la reazione un filo stizzita di Marcello Minenna al mio post in cui analizzavo la sua ricetta per giungere ad eliminare (nientemeno) il rischio di credito in Eurozona, mediante (udite, udite) un’unica curva sovrana dei rendimenti. L’economista matematico che lavora in Consob ma è soprattutto impegnato a progettare arditi edifici di governance europea, ha scritto per la versione italiana di Business Insider un torrenziale e piuttosto caotico pezzo, ove reitera i suoi precetti, sprizza un modicum di bile al mio indirizzo ed introduce il tema fondamentale che ha sin qui fatto la fortuna sui social network di qualche sconosciuto neppure troppo illustre: chi non è d’accordo con lui è affetto da asservimento ai tedeschi, sindrome di Stoccolma riposizionata a Berlino e per farvela breve è anche un po’ autorazzista. Yawn.

Ci sono modi differenti di vivere il percorso che porterà alle elezioni politiche. In Italia, dove le campagne elettorali durano cinque anni, ci stiamo baloccando con doppie monete e MiniBot; in Germania, tra gli altri temi, c’è il ministro delle Finanze che sta riflettendo, come del resto fa da molti anni, anche fuori dalla campagna elettorale, sul futuro del Meccanismo Europeo di stabilità (ESM), quello che è stato ribattezzato un po’ frettolosamente come “salvastati”. Ognuno ha le proprie priorità, del resto.