La banca centrale spagnola ha comunicato la stima preliminare del Pil per il secondo trimestre, ed il risultato è piuttosto positivo, con una crescita reale dello 0,6% nel trimestre che batte le previsioni, poste a più 0,5%. Mentre attendiamo le stime successive, per capire altre cose, segnaliamo che oggi è anche uscito il valore dell’indice dei prezzi al consumo spagnoli di luglio, e non è un bel vedere.

L’istituto nazionale spagnolo di statistica ha comunicato che nel secondo semestre di quest’anno l’occupazione nel paese è aumentata di ben 402.400 unità, dei quali circa due terzi a tempo determinato. La variazione annuale è positiva per 192.400 persone, ed è la prima volta che accade dal secondo trimestre 2008, quando la crisi non si era ancora abbattuta sulla Spagna, devastandola. Va tutto bene, quindi? Come sempre, leggere i dati aiuta a diradare almeno in parte la nebbia delle facili inferenze.

Interessante esperimento del governo spagnolo. Dopo aver passato anni ottenendo continui allungamenti ed accomodamenti nel percorso temporale di rientro dal deficit, ora annuncia un programma di tagli d’imposta per il 2015 e 2016, che vanno dritti in rotta di collisione con la Commissione europea e le sue raccomandazioni ma anche con quelle dell’Ocse. Considerando che l’anno prossimo in Spagna ci saranno elezioni politiche, a pensar male si fa peccato, eccetera eccetera.

Oggi il presidente del consiglio, Matteo Renzi, conversando con Alessandro Milan a Radio24, ha commentato il non troppo brillante (ma probabilmente non del tutto veritiero, per pessimismo) dato del Pil italiano del primo trimestre con un acrobatico esempio di “correlazione causale”, di quelli che solo i politici italiani, nella loro disperazione che si nutre di pensiero magico, possono sviluppare.

La settimana scorsa la banca centrale spagnola ha comunicato la prima stima di variazione del Pil del paese nel primo trimestre 2014. Si tratta di un confortante più 0,4% che, calcolato secondo il criterio americano, cioè annualizzato, renderebbe un più 1,6% (e un filo di più, in capitalizzazione composta). Grattando sotto la superficie, tuttavia, si scopre che il numero potrebbe non essere così lusinghiero come appare.

Riportiamo integralmente l’editoriale di Massimo Giannini, comparso oggi su Repubblica, che rappresenta il tentativo di amplificare tesi e temi presentati su questi pixel che sinora non hanno trovato spazio nel provinciale, asfittico ed illusionistico dibattito politico italiano. Hai visto mai che, essendo finite su Rep., queste considerazioni serviranno ad accendere la luce ed aprire gli occhi? Ma anche no. E comunque, abbiamo come l’impressione che “provincialismo” sia sempre quello degli altri…