di Vitalba Azzollini

Nei giorni scorsi, il Tar del Lazio (sentenza n. 13825 del 3 dicembre 2019) ha accolto il ricorso del Comitato promotore del referendum sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale, affidato ad Atac. Il Comitato contestava l’applicazione del quorum minimo per la validità della consultazione, poiché previsto da una norma statutaria abrogata. Il Tar ha accolto il ricorso e, richiamando il principio di legalità, ha affermato che l’esito referendario non è soggetto a soglie. Questa è la sintesi estrema della vicenda.

di Vitalba Azzollini

In Italia capita spesso di domandarsi da dove origini la vocazione di titolari di pubblici poteri a lasciare immutato quanto non funziona e a modificare, invece, ciò che si dimostra efficace. Ma, a ben guardare, più che la vocazione, sono sempre i soldi a muovere ogni cosa. La vicenda riguardante le monete lanciate dai turisti nella Fontana di Trevi ne è dimostrazione palese.

Ben due interviste, su Fatto e Corriere, al direttore generale della municipalizzata romana di trasporto pubblico, Atac, segnano l’ennesimo sveglia che suona per la sindaca Virginia Raggi, che deve ancora decidere che fare da grande. Ma tra le righe delle interviste c’è anche una sveglia per il governo centrale, che continua a non voler mettere mano ad una revisione della disciplina dello sciopero nei servizi pubblici e nella rappresentanza sindacale. Quando l’evidenza non viene colta.

C’è soprattutto una frase, nella storia della resistibile ascesa del M5S e del relativo campionario di rodomontate, sicumera, superiorità morale e moralistica, crassa ignoranza economica, che ci è rimasta in mente. La pronunciò Roberta Lombardi, durante la surreale diretta streaming dell’incontro con il povero (politicamente parlando) Pierluigi Bersani, quello che era andato alle urne praticamente premier e ne era uscito deputato quasi backbencher. La Lombardi, in quell’occasione, disse: “Noi non incontriamo le parti sociali, perché noi SIAMO le parti sociali”. Meraviglioso compendio di un movimento lunare e stralunato, che tutto voleva racchiudere, e che per questo motivo mai avrebbe accettato di governare in coabitazione con chicchessia. Pulsione verso il partito unico non in senso totalitario ma della pura utopia (che dei totalitarismi è tuttavia l’incubatrice).

L’ultima bollicina prodotta dalla fermentazione dello stagno italiano porta la firma congiunta del candidato sindaco di Roma del M5S, Virginia Raggi, e di una pletora di esponenti del Pd, dai generali alla truppa compulsiva di lanciatori di agenzia, passando per alcuni confusi ufficiali. Nel mezzo, la utility romana per eccellenza, oltre che simbolo dei centauri che si producono quando il pubblico si mette in partnership col privato. Alcune considerazioni sullo stato della commedia dell’arte.