Sofferenze bancarie, sognare è lecito

Monday, 11 March, 2013

in Economia & Mercato, Italia, Unione Europea

Oggi uno studio di Mediobanca Securities rilancia l’ipotesi di una bad bank, a cui conferire i crediti in sofferenza del nostro sistema creditizio. Servirebbero “solo” 21 miliardi di euro, sostiene lo studio, per riallineare la percentuale di copertura dei crediti in sofferenza italiani, pari attualmente al 39 per cento, alla media europea del 53 per cento, e ripulire i bilanci bancari per rimuovere l’ostruzione al canale creditizio. Fosse davvero così facile.

La proposta degli analisti di Mediobanca Securities prevede l’intervento diretto del fondo ESM per finanziare la bad bank, con un impegno pari a 18 miliardi di euro, analogamente a quanto accaduto con la Spagna. L’Ue non potrebbe opporsi, sostengono gli analisti, visto che l’Italia è contributore al capitale ESM per un impegno di ben 125 miliardi di euro.

Ma i problemi restano tutti sul tappeto. In primo luogo, come prezzare lo stralcio dei crediti in sofferenza? Problema filosofico antico come il mondo. Le banche hanno infatti interesse a conferire i crediti ad un livello molto prossimo al loro valore di bilancio perché ogni valorizzazione inferiore al valore netto di libro equivarrebbe ad un colpo al patrimonio netto delle banche, ed imporrebbe delle ricapitalizzazioni che al momento l’azionariato delle nostre banche ben difficilmente potrebbe sobbarcarsi. E non venite a dire che tutto ha un prezzo, per cortesia: questo è un mirabile esempio di teoria dei giochi non cooperativi.

Quanto all’intervento del fondo ESM, l’esempio spagnolo ha dimostrato che i fondi possono effettivamente arrivare, ma a capo dello stock di debito sovrano, non per ricapitalizzazione diretta delle banche. La Spagna ha creato un’agenzia pubblica, il FROB (Fondo per l’ordinata ristrutturazione del sistema bancario), che riceve i fondi dall’ESM e li gira alle banche. Ma quei soldi diventano debito sovrano a tutti gli effetti, quindi il paese arricchisce di un altro mattone la pesante collana che già si porta al collo. E’ quindi verosimile che, anche in caso di creazione di bad bank con fondi ESM, la Germania non accetterebbe l’assunzione di rischio di mercato, ma imporrebbe all’Italia di assumersi ulteriore debito sovrano. Fermo restando, come detto, il punto della valorizzazione dei crediti in sofferenza da stralciare. Altrettanto, se non più improbabile, l’ipotesi che ESM entri direttamente nel capitale delle banche italiane che cedono crediti alla bad bank, per motivi detti sopra. “Non siamo responsabili per errori di gestione compiuti nel passato in singoli paesi: la mutualizzazione del debito sovrano non può passare per la porta di servizio dell’unione bancaria”, è il ritornello che arriva da Berlino.

Senza contare che la ripulitura dei bilanci, in questo contesto macroeconomico, sarebbe temporanea se non preceduta almeno dalla stabilizzazione del quadro macroeconomico, come già detto. Anche considerando che la gelata sul mercato immobiliare italiano, finora espressa soprattutto in termini di crollo delle compravendite, porta con sé una evaporazione di liquidità che spinge verso valutazioni implicite di realizzo assai sacrificate. Cioè nuove sofferenze che “sbocciano” dal nulla. E si torna al via. Ma se anche passasse questa bad bank con capitale ESM, resterebbe il problema di reimmettere liquidità nel sistema produttivo italiano, attraverso emersione dei debiti della pubblica amministrazione verso il sistema delle imprese. Sono tra 50 e 100 miliardi di euro di potenziale nuovo debito sovrano. Serve un colpo d’ala e di fantasia, e serve per ieri. Il problema non è l’ingegneria finanziaria, che è sempre pronta ad intervenire creativamente ed a far sorgere il sole ad ovest, ma la volontà politica europea.

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