Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Accadde ieri: la fiducia di Renzi e le pensioni solidali

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Il vizio della memoria:

Ma da lì [dalla Leopolda, ndPh.] sono emerse alcune indicazioni di quello che sarà (o potrebbe essere) il programma di Renzi. Ad esempio il discorso del finanziere Davide Serra (epurato dagli aspetti più polemici) ha messo l’accento sulle pensioni. Soprattutto di chi domani probabilmente non l’avrà.

E qui la proposta di Renzi (e del suo deputato e consigliere economico Yoram Gutgeld) prevede un contributo di solidarietà dalle cosiddette «pensioni d’oro». Cioè da chi è andato in pensione col sistema retributivo. Un modo per coprire la disparità con chi oggi è destinato ad andare in pensione oltre i 65 anni e con un sistema totalmente contributivo. (l’Unità, 28 ottobre 2013)

Fast forward, contrordine compagni. Perché Renzi vuol dire fiducia:

La proposta, spiegano da palazzo Chigi, era da tempo sul tavolo del premier. E da tempo era stata bocciata. Perché tagliare le pensioni, anche se quelle “d’oro”, va nella direzione opposta alla filosofia che Matteo Renzi ha scelto per la sua Legge di Stabilità. “Dobbiamo dare fiducia agli italiani”, dice. Spiegando che seppure “alcuni correttivi proposti dall’Inps di Tito Boeri avevano un valore di equità”, tutavia “non mi è sembrato il momento”. Anche perchè sempre a Vespa il premier spiega che la proposta Boeri avrebbe tagliato anche “pensioni da 2000 euro al mese” (Askanews, 5 novembre 2015)

Ma anche no, riguardo a quest’ultimo punto, come precisato nella proposta Boeri. Ma fortunatamente Renzi dispone di un plotoncino di consiglieri economici in grado di spiegargli le cose. Ad esempio il nuovo regista dell’economia chigiana:

Le pensioni si mangiano una bella fetta della nostra spesa pubblica. E, non a caso, della nostra discussione pubblica. Anche se le riforme degli scorsi decenni hanno riportato il sistema in equilibrio nel lungo periodo, si continua a discutere di un contributo da chiedere alle generazioni che sono state meno colpite: quelle che sono andate in pensione, in toto o in parte, col retributivo. Per farlo, si possono ipotizzare tre interventi.

1) La deindicizzazione. Non adeguarele pensioni all’inflazione così da ridurne il potere d’acquisto (soprattutto per quelle alte, come è stato fatto in passato e come intende continuare a fare il governo).

2) Un contributo di solidarietà sulle pensioni alte. Imporre un prelievo straordinario sulle pensioni sopra una certa soglia (come propone il governo, sperando d’aggirare la bocciatura della Corte Costituzionale).

3) Un contributo di equità sulle pensioni generose. Imporre un prelievo sulle pensioni che superano sia un certo ammontare sia un certo rendimento interno, utilizzando quindi una doppia soglia d’intervento.

I primi due interventi sono nella Legge di stabilità. Il terzo è una proposta che mi è capitato di rilanciare spesso (su Europa, Linkiesta, alla Leopolda 2012 e in una serie di articoli con Tito Boeri su Lavoce.info). I tre interventi sono diversi per logica, gettito atteso e fattibilità. Ma vengono di solito criticati con gli stessi argomenti dalle varie correnti del partito unico della spesa pensionistica

[…]

Per carità, il gettito atteso di un prelievo che non intenda toccare le pensioni medio-basse e quelle allineate ai contributi versati sarebbe limitato. Come abbiamo calcolato su Lavoce.info con Tito Boeri, non ci si può aspettare più di un miliardo all’anno (fino alla transizione completa al contributivo). Ma l’obiettivo è smussare gli squilibri tra generazioni, non far cassa sparando nel mucchio dei pensionati.

Ci si preoccupi pure dei diritti acquisiti. Ma si lascino stare gli alibi. Gli alibi acquisiti. (Tommaso Nannicini, 12 novembre 2013)

“Non per cassa ma per equità”, si chiamava il post di Boeri e Nannicini. Una citazione. A parte ciò, la materia economica evolve in modo tumultuoso. Ieri serviva azzerare il contante per combattere l’evasione, oggi non c’è alcuna evidenza della causalità tra contante ed evasione. Ieri potevamo risanare il bilancio pubblico italiano colpendo i fantastilioni di evasione fiscale, oggi quella stima di evasione è un po’ farlocca, e forse frutto di correnti propagandistiche anti-italiane. Che dire sulle pensioni? Ad esempio, che Tito Boeri non ha mai cambiato idea. Secondo le note metriche italiane, forse non è troppo intelligente.

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