di Vitalba Azzollini

Le parole sono importanti”, specie se pronunciate dalla stessa persona in occasioni diverse, a pochi giorni di distanza, riguardo ai medesimi temi. Il ricordo ancora lucido di quanto detto la volta prima consente ai terzi di fare immediati raffronti e, talora, di rilevare palesi incoerenze. Sono le situazioni che questo sito web qualifica come “guerra tra gemelli” o in modi similari.

Intervistato oggi dal Quotidiano nazionale, Matteo Renzi estrae dal cilindro l’ennesimo coniglio di questa rutilante campagna elettorale, combattuta a colpi di gratuità, tagli di tasse, bonus, benefit e caramelle alla peyote. La proposta è, ça va sans dire, estemporanea e disorganica, nel senso che manca del fisiologico e naturale completamento di proposte del genere. Oltre a vertere su numeri fuori mercato.

Oggi inauguriamo una serie di post che dovranno accompagnarci sino alle elezioni del 4 marzo. In pratica, l’intenzione (o aberrazione, fate voi) sarebbe quella di segnalare le promesse elettorali dei nostri rappresentanti, attuali o futuri. Una piccola raccolta, senza pretesa di esaustività, per valutare incoerenze, piccole e grandi demagogie e, ove mai vi fossero, anche proposte vagamente ragionevoli, o comunque da stato di coscienza non alterato.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La campagna elettorale permanente, che avvolge il dibattito pubblico italiano con i suoi vapori d’oppio mentre fischiano proiettili d’argento, è entrata nella fase allucinatoria che precede la consultazione. Le proposte dei maggiori partiti, in politica economica, sono un mix di pensiero magico, assurdità conclamate e audaci sfide al senso comune, in una sorta di baccanale dove l’unica cosa che conta è spendere per prendersi la rivincita su un’ancestrale deprivazione.

L’ultimo numero di Democratica, house organ in pdf del Partito democratico, presenta una ficcante ed incalzante serie di domande sulla crisi delle banche italiane, quelle che il partito di Matteo Renzi pone e porrà in commissione parlamentare d’inchiesta. Tra tali domande ce n’è in particolare una che ci ricorda che, dietro i ricorrenti rimbrotti, Renzi ama la Ue ed i suoi precetti.

Poiché le elezioni si avvicinano, la frequenza di interviste e “chiacchierate” dei leader politici è in ascesa esponenziale, ben oltre i livelli di tossicità che sperimentiamo durante la legislatura. Oggi ritrovate Matteo Renzi che duetta col direttore del Foglio, Claudio Cerasa. C’è un punto meritevole di (reiterata) evidenza, perché da esso potrà generarsi la visione di politica economica renziana per la prossima legislatura, al netto del colore e delle rodomontate tipiche del personaggio.

Su Avvenire oggi trovate un’intervista all’ex premier, impegnato in un giro d’Italia ferroviario. Nulla destinato a restare nei libri di storia, semplicemente l’ennesimo rilancio di promesse di mance, per inseguire con la lingua a penzoloni i guaritori che vogliono miliardi dalla Ue aumentando con un tratto di penna il numero di disoccupati e quelli che vogliono la seconda moneta per dare liquidità all’economia. Renzi, fedele a se stesso, promette bonus da 80 euro.

Ieri il Partito democratico ha fatto approvare alla Camera una mozione in cui si impegna l’esecutivo a “individuare la figura più idonea a garantire la fiducia dei cittadini nelle banche”, di fatto mettendosi di traverso alla riconferma del governatore Ignazio Visco, che pareva scontata ed attesa per fine mese. L’evento ha fatto gridare all’attentato alla sacralità di Bankitalia, e qualche osservatore si è addirittura spinto ad audaci parallelismi tra Visco e Paolo Baffi. Servirebbe meno sensazionalismo, però: Ignazio Visco non è Paolo Baffi, la Banca d’Italia non è sotto assedio di forze occulte e fascisteggianti. Più semplicemente, la nostra banca centrale paga la più generale resa dei conti per il sistema-paese, un paese che si trova vieppiù in un habitat ostile e che di conseguenza rischia di soccombere. Tutto il resto sono furbate di una politica sfiatata e prossima al capolinea.