Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Ichino e il materasso

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Dopo la presa di posizione di Matteo Renzi contro la proposta Boeri di intervento sulle pensioni retributive eccedenti i 3.500 euro per contribuire a finanziare un sussidio minimo vitale per i disoccupati poveri over 55, ecco giungere anche Pietro Ichino, antico alfiere del rigore pensionistico contro i “retributivi”. Era puro e duro, Ichino: soprattutto lo era durante la fase più pesante della crisi. Ora ha sposato appieno il claim renziano della fiducia, come si diceva un tempo per i formaggi Galbani. Lecito, per carità: solo i cretini non cambiano mai idea; l’Italia è patria di soggetti con un quoziente intellettivo stratosferico che letteralmente esplode, quando i medesimi vanno al governo o raggiungono qualsivoglia stanza o stanzetta dei bottoni e bottoncini.

Del resto, una delle citazioni più efficaci attribuite a John Maynard Keynes era “quando le situazioni cambiano, io cambio idea. Lei che fa, signore?”. Non fa una piega. Purtroppo, nelle declinazione italiana di questo precetto di buonsenso le pieghe sono molte, e la logica esce stazzonata manco fosse un capo di lino dopo una vigorosa centrifuga.

Che dice oggi Ichino, dunque?

«In qualsiasi ordinamento civile, decurtare le pensioni è un’operazione che si può e deve fare soltanto in due casi: in una situazione di bancarotta, o in una situazione rivoluzionaria. Nel 2011-2012 sussistevano sia la prima condizione, sia in qualche misura la seconda […] Bene fece dunque il Governo Monti a concentrarsi sulla parte essenziale della rivoluzione contro i privilegi della generazione dei cinquanta-sessantenni pagati dalle generazioni successive, limitandosi a deindicizzare per qualche anno le pensioni medio-alte»

E oggi? Passata è la tempesta, odo Ichino far festa:

«Oggi la situazione è molto diversa: il problema cruciale oggi è indurre gli italiani a rimettere in circolazione i 500 miliardi di euro che tengono sotto il materasso per paura di possibili sconquassi. Perché lo facciano, occorre convincerli che la stagione del rischio di  bancarotta e della conseguente necessaria rivoluzione è ormai alle spalle, che si è di nuovo in una situazione di normalità, nella quale il sistema della previdenza torna a svolgere la funzione essenziale di garantire sicurezza per il futuro. Imporre un contributo sulla parte non guadagnata delle pensioni d’oro potrebbe fruttare al massimo un miliardo; ma costerebbe molto di più in termini di percezione diffusa di una perdurante instabilità del sistema, quindi di ritardo nel recupero della necessaria fiducia dei consumatori»

Opperbacco. Ma voi sapevate che gli italiani hanno 500 miliardi nascosti nel materasso, e di conseguenza occorre indurli a spenderli? Pare la citazione del Capo Scout quando afferma che, durante la crisi, gli italiani “hanno nascosto i risparmi in banca”. Mentre attendiamo che il professor Ichino ci indichi la fonte dell’imbottitura di quei materassi, vi segnaliamo cosa diceva il gemello di Ichino, quello che militava in Scelta civica, e che nel 2013 puntava decisamente al contributo di solidarietà sulla parte di pensione non corrispondente ai contributi versati, protestando contro la Consulta:

«Scelta civica propone dunque che si adotti un diverso metodo per sottoporre a contribuzione di solidarietà le pensioni più elevate effettuando, se liquidate con il calcolo retributivo, la loro revisione secondo il sistema contributivo, intervenendo così su di una parte del differenziale a fronte di scostamenti dovuti non ai contributi versati ma ai vantaggi riconosciuti dalle norme»

Eppure, il 2013 non pare essere indicato da Ichino come compreso nell’era di “una situazione di bancarotta o rivoluzionaria”, e quindi non sussisteva l’esigenza di contributi straordinari sulle pensioni. Vai a capire. Era lo stesso gemello Ichino che entusiasticamente riproponeva sul proprio blog gli editoriali di commentatori che, nell’aprile 2015, cioè in piena Era Renziana della Fiducia, chiedevano un ricalcolo delle pensioni “d’oro”, anche per finanziare il progetto Boeri (ops). Poi venne la stagione della Fiducia (con la maiuscola) e della caccia ai cinquecento miliardi nel materasso degli italiani, e l’altro Ichino prese il potere. Nel frattempo, i gemelli Ichino sono riusciti a scazzarsi anche su un’altra sentenza della Consulta, quella che giudicava illegittimo il blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo. In quella circostanza, per essere precisi, Ichino Uno se la prendeva con l’incoerenza delle sentenze della Consulta ma parliamo ancora del 2015, quando la Fiducia era già tra noi: perché deindicizzare le pensioni e attentare alla Fiducia? Ichino avrebbe in realtà dovuto rallegrarsi, per quella sentenza.

Sarebbe poi opportuno far notare oggi a Ichino Due che il progetto di Tito Boeri prevede il blocco dell’indicizzazione su assegni pensionistici retributivi compresi tra 3.500 e 5.000 euro. Non ci è chiaro a cosa si riferisca oggi Ichino Due quando parla di deindicizzazione di “pensioni medio alte” attuata dal governo Monti, però: perché la “misura rivoluzionaria e da stato di bancarotta” di Monti prevedeva -ripetiamolo- il blocco dell’indicizzazione di pensioni pari a tre volte il minimo, cioè circa 1.500 euro al mese. “Medio alte”, professor Ichino? Ah, ma è vero, parliamo di un clima rivoluzionario e da pre-bancarotta. Mica come oggi, quando è fondamentale portare gli italiani a consumare e tirare fuori dai materassi i loro 500 miliardi, e quindi anche il blocco delle indicizzazioni su pensioni retributive tra 3.500 e 5.000 euro ed un contributo sulla componente non retributiva di quelle oltre i 5.000 costituirebbero un gravissimo vulnus alla Fiducia. Perché c’è sempre un nerboruto gemello Ichino disposto a prendere gli italiani per le orecchie e portarli a consumare, con le buone o con le cattive. Ricordate il Tfr ed il gemello Ichino che voleva liberare la circolazione dei capitali?

Il problema è che gli over55 senza lavoro e non reimpiegabili esistono ed esisteranno sempre più, in futuro. Quindi serviranno proposte e risorse per finanziare tali proposte. Il compito di trovare risorse spetta alla politica, che può prendere atto di proposte “tecniche” e dire di no, elaborandone altre, come suo diritto e dovere. È vero che oggi viviamo immersi nella Fiducia, e quindi possiamo serenamente fare leggi finanziarie a deficit e rinviare di anno in anno le clausole di salvaguardia ma quei problemi non scompariranno magicamente, e di questo farebbero bene ad essere consapevoli anche i gemelli Ichino. Se poi, nelle more di questa consapevolezza, si evitasse di picconarsi reputazione e credibilità sposando il turbinio di tesi ed antitesi del Capo Scout, sarebbe pure meglio.

Dovrebbe esistere un limitatore di giri anche per cinismo ed opportunismo politico. E qui la massima di Keynes c’entra davvero nulla.

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