Andrà molto peggio, prima di andare meglio

A noi ci ha fregato il liberismo, parola di Antonio Patuelli

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Oggi su Il Mattino c’è un’intervista al presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Da essa, apprendiamo che le banche italiane soffrono più delle consorelle europee perché il nostro paese è troppo “liberista”, ed anche che “paghiamo il prezzo delle privatizzazioni”. Siamo in agosto, c’è il sole e fa caldo, ma certe cose riescono comunque a sorprenderci.

Patuelli vede, tra le concause di corsi azionari eufemisticamente depressi, una cosa chiamata “speculazione legalizzata” (?), ed un “elemento macroeconomico”. E che sarebbero?

Si riferisce al mancato divieto delle vendite allo scoperto sui mercati?
«Anche. Di sicuro, mentre chi vende un immobile che non possiede commette un reato penale, chi vende un titolo che in quel momento non possiede lo può fare grazie alle condizioni previste da vetusti regolamenti borsistici mai aggiornati. Ma io aggiungo anche un elemento macroeconomico: il mercato bancario italiano negli ultimi 15-20 anni è diventato il più aperto d’Europa. Io non ho alcuna nostalgia delle banche Iri e di Stato o degli istituti di diritto pubblico: ma oggi il flottante dei titoli quotati delle banche è arrivato in Italia a livelli rilevantissimi. Morale: più elevato è il flottante, più aumentano gli spazi speculativi»

Niente meno. Andiamo con ordine. Le vendite allo scoperto servono per dare liquidità ad un mercato, e calmierare gli eccessi, nei due sensi. Quindi non si capisce a cosa Patuelli si riferisca. Forse (e siamo generosi) alle vendite allo scoperto “nude”, quelle cioè in cui chi vende senza possedere l’azione coinvolta non provvede neppure a prenderla in prestito, contando su un ristrettissimo arco temporale per fare un utile, peraltro ad elevata rischiosità. Ma le vendite allo scoperto nude sono vietate da sempre e comunque, al limite può esserci stata scarsa attenzione del regolatore, non “vetusti regolamenti borsistici mai aggiornati”. Questo perché ci sentiamo generosi e mai immagineremmo che il presidente dell’Abi andasse in giro a dichiarare che le vendite allo scoperto vanno messe fuorilegge tout court, come in Cina (e anche là stanno gradualmente introducendole, peraltro).

Veniamo al cosiddetto “elemento macroeconomico”. Affascinante il fatto che Patuelli stabilisca una correlazione tra flottante di borsa e “speculazione”. Quindi forse al presidente Abi sta bene avere imprese quotate non contendibili? Si direbbe di si. Per parte nostra potremmo ricordare al dottor Patuelli che la banca esempio italiano e mondiale di non contendibilità (cioè non scalabile, manco con l’aiuto di Gesù Cristo) era il Monte dei Paschi, il cui controllo di maggioranza assoluta era blindato in mano alla relativa Fondazione, peraltro in eclatante e protratta violazione della legge Amato-Ciampi, come si è accorto (con un ventennio di ritardo) anche il presidente delle fondazioni bancarie italiane, Giuseppe Guzzetti. Come noto, in Italia le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. Poi, la nota amnesia selettiva della nostra classe digerente fa il resto.

Veniamo alle banche ex Iri: quelle sono state messe sul mercato perché il sistema bancario italiano era la nota “foresta pietrificata” (Giuliano Amato dixit), ma anche e soprattutto perché il paese era in crisi fiscale, e non aveva soldi per continuare a possedere banche pubbliche. A differenza della Germania, tu guarda i casi della vita. Allo stesso modo in cui le fondazioni bancarie non avevano i quattrini per ricapitalizzare un sistema già oberato da sofferenze frutto di una crescita asfittica e comportamenti da faccendieri di non pochi banchieri. Anche qui, poco flottante e controllo saldissimo, dottor Patuelli. I risultati li abbiamo sotto gli occhi. Ma sarà la “speculazione legalizzata” ed i “vetusti regolamenti borsistici” che ancora permettono le vendite allo scoperto. Rompiamo il termometro, il paziente migliorerà.

Poi, per rafforzare il concetto, il giardino tedesco è sempre più verde:

L’Italia resta nel mirino della speculazione, la Germania meno: perché?
«Perché l’Italia di questi ultimi due decenni si è appalesata molto più liberista della Germania. Cosa significa? Che in Germania non sono state fatte le privatizzazioni realizzate in Italia e quindi l’influenza pubblica delle regioni e dello Stato sul mondo produttivo bancario e non bancario è molto superiore rispetto alla nostra situazione. L’Italia, che dagli anni ’30 al secondo dopoguerra aveva un’ancora maggiore presenza pubblica, ha smontato negli anni ’90 questo sistema mentre i tedeschi sono stati molto più conservativi»

Ecco, visto? A noi ci fregato il liberismo, non la crisi fiscale dello Stato, che ci ha costretto a vendere le banche pubbliche. Infatti, le quattro banche risolte, MPS, le due venete saltate per aria e la miriade di banche locali in dissesto sono vittime del loro eccesso di liberismo. Se non avessero speculato selvaggiamente sui mercati mondiali e si fossero limitate a fare le banche commerciali tutto ciò non sarebbe successo. Ah no, aspetta…

E poi l’influenza pubblica sul mondo produttivo bancario e non, che secondo Patuelli ha permesso alle banche tedesche di restare in piedi. Eh, certo. Infatti da noi l’influenza politica, più che statale, non si è mai manifestata nell’erogazione del credito, mai. Ma non solo questo. Mentre in Germania la natura semi-pubblica del sistema bancario ha permesso di concedere credito con amore e sensibilità sociale (ché questo si evince, dalle parole di Patuelli), in Italia siamo caduti vittime del più bieco darwinismo sociale:

La polemica a distanza tra Monti e Renzi su vere o presunte responsabilità di governo sullo stato delle banche la colpisce?
«Come diceva Luigi Einaudi, il banchiere fa bene a restare lontano dalle dispute politiche. Anche prima, però, di questa polemica la mia valutazione era che in Italia c’è stato nell’ultimo ventennio un anticapitalismo di ritorno che ha avuto varie espressioni tra le quali un anticapitalismo bancario. Gli italiani non erano abituati ad avere banche tutte private, quindi così attente alla concessione del credito»

Ecco, come sospettavamo. Troppo implacabile rigore liberista nella valutazione del merito di credito. Alla fine la popolazione italiana, già di suo anticapitalista ed equo-solidale, si è rivoltata contro banche che concedevano credito solo sulla base di implacabilmente rigorosi parametri economici e non certo agli amici degli amici, come invece accade in Germania. Gente del calibro di Mussari, Consoli, Zonin, sono il prototipo del capitalista senza cuore, quello che pensa solo a guadagnare e non guarda i risvolti “sociali” del credito. Ah no, aspetta…

A noi ci ha fregato il liberismo e l’eccesso di iniziativa privata rispetto alla mano ferma e rassicurante dello Stato. Parola di Antonio Patuelli, seguace di Luigi Einaudi e già vicesegretario del Partito Liberale Italiano. Amen.

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