Andrà molto peggio, prima di andare meglio

E di Pil un pizzichin

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicata da Istat la stima finale della variazione del Pil italiano del secondo trimestre. Confermata la variazione congiunturale (cioè trimestrale) nulla, e rivisto al rialzo il dato tendenziale (da +0,7% a +0,8%). Dio benedica i decimali e le revisioni, noi non intendiamo pensare male, men che mai di Istat. Ci sono anche altre considerazioni da fare, relative alla composizione della crescita.

Come segnala Istat,

«Dal lato della domanda interna, i consumi nazionali sono stazionari in termini congiunturali, sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della PA, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,3%. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,9%»

Attendiamo quindi fiduciosi che Marco Fortis & Friends ci segnalino che “per forza non cresciamo, la spesa pubblica è diminuita!”, anche se è utile segnalare che questa voce è relativa ai consumi pubblici, non agli investimenti. Riguardo a questi ultimi, invece, andiamo maluccio nel trimestre, mentre le esportazioni nette hanno apportato crescita.

Guardando i contributi alla variazione del Pil,

«La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla variazione del PIL: si registrano contributi nulli per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e per gli investimenti fissi lordi e un contributo negativo (-0,1 punti percentuali) per la spesa della Pubblica Amministrazione (PA). La variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta è stato positivo per 0,2 punti percentuali»

La crescita degli investimenti ha ancora una volta beneficiato della spinta della fabbricazione dei mezzi di trasporto, cresciuti di 1,4% nel trimestre, mentre “macchinari, attrezzature e prodotti vari” flette nel trimestre dello 0,8%. Dopo tre trimestri di crescita nel complesso soddisfacente, tra lo 0,4% e lo 0,5%, la domanda nazionale al netto delle scorte, cioè la somma di consumi ed investimenti (privati e pubblici), si contrae dello 0,1%. A valori correnti, cioè nominali, il Pil cresce nell’anno di 2,1%, per effetto di un deflatore di ben 1,3% (mah), realizzato ancora per rilevante contributo dei mezzi di trasporto.

Che dire, quindi? Che si conferma la frenata del secondo trimestre; che il governo ha compiuto una sconcertante invasione di campo e relativa pressione manco troppo implicita su Istat, annunciando coram populo che si attendeva una revisione al rialzo grazie allo sviluppo del fatturato dei servizi. Se persino un commentatore equilibrato come Dario Di Vico è giunto a definire”irrituale previsione” l’iniziativa del MEF , fate vobis.

Poiché il sospetto alla fine corrode tutto ma spesso ci azzecca, non riusciremo a levarci dalla mente che la provvidenziale revisione al rialzo del Pil del terzo trimestre 2015 (che servirà alle scimmiette ed ai cocoriti che bivaccano in televisione per dire che “la crescita prosegue”) è stato una vera manna dal cielo per l’uomo a cui non interessavano gli zerovirgola, e che ha portato a compimento l’ennesima missione, autogufandosi. Un bel tacer non fu mai stimato. Soprattutto da Istat.

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