Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il meraviglioso antimondo di Andrea Tarquini

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri

Nei giorni scorsi la banca centrale ceca ha rimosso il tetto al cambio tra euro e corona locale, fisso da novembre 2013 a 27 corone per un euro. La misura era stata assunta per impedire che le pressioni alla rivalutazione della corona contro euro causassero deflazione attraverso il canale dei prezzi all’importazione. La banca centrale di Praga ha un obiettivo di inflazione annua compreso tra 1% e 3%. Quindi, prima cosa da notare: la corona ceca, da moneta “tedesca”, aveva pressione a rivalutarsi. Ci siete, sin qui? Bene.

La rimozione del tetto (visto dal lato euro, mentre dal lato corona è un pavimento) non ha causato una rivalutazione violenta come quella del franco svizzero, a inizio 2015. Se volete una spiegazione di grande qualità divulgativa, al solito, potete leggere Massimo Fontana. Se invece volete vivere un’esperienza lisergica, potete leggere il commento di Andrea Tarquini di Repubblica. Andando con disordine, soprattutto mentale:

«Il paese dell’est ha scelto di non mantenere il cambio fisso della corona con l’euro (27 corone per un euro) perché rischiava di prosciugare le proprie riserve»

Prego? Se tu hai pressioni di rivalutazione del cambio, significa che stai portando a casa riserve valutarie. Fissando il cambio, il controvalore in valuta domestica di riserve crescenti è a sua volta crescente, caro Tarquini. Invece, quando lascio il cambio libero di apprezzarsi, il controvalore delle riserve espresso in valuta nazionale diminuisce. Questo non è affatto chiaro a Tarquini. Andiamo avanti. L’incipit del pezzo è da tregenda: “nuovo colpo all’euro”, e via col riferimento a Marine Le Pen. Eh, certo, fare esempi di questo tipo nei confronti di una moneta “tedesca”, cioè che tende a rivalutarsi, è molto pertinente, in effetti.

Si prosegue con gli effetti “pratici” dell’apprezzamento del cambio, almeno secondo Tarquini:

«Finora il cambio minimo era stato adottato per impedire che rimesse e investimenti dei cittadini cèchi all’estero divenissero troppo cari e che il tasso d’inflazione, attualmente attestato al livello del 2,5 per cento annuo, cioè ben oltre il tetto attorno al 2 per cento fissato come obiettivo dall’istituto d’emissione di Praga, aumentasse ancora. Adesso la Banca nazionale ha scelto come male minore lo sganciamento totale dall’euro»

Dunque: sì, le rimesse degli emigrati, quando il cambio si rivaluta, tendono a deprezzarsi. No, quando il cambio si rivaluta gli investimenti all’estero costano meno, ceteris paribus. Ma come si fa a scrivere simili corbellerie? Per non parlare dell’inflazione. Secondo il ragionamento di Tarquini, si impedisce ad una moneta di rivalutarsi per evitare che il tasso di inflazione “aumenti ancora”? Sarebbe il contrario ma forse non sui testi di economia su cui Tarquini avrà studiato. E comunque la forchetta di inflazione, a Praga, è tra 1 e 3%, ribadiamolo. Nei paragrafi successivi il buon Tarquini pare avere un flusso di coscienza che lo riavvicina alla corretta interpretazione dei fenomeni, ad esempio con la “scommessa degli hedge” sulla rivalutazione della corona (perché ci sono sempre gli hedge di mezzo, sappiatelo). E tuttavia, la frase

«Turbolenze sul bilancio pubblico e sulle riserve in valuta cèche hanno spinto l’istituto alla misura estrema»

non è chiara: parliamo del cambio bloccato o della rimozione del tetto? Ah, saperlo. O ancora:

«A fronte del recente apprezzamento della corona verso l’euro, e quindi della perdita di valore delle riserve cèche in valute forti, Praga non ha visto altra scelta. Uniche alternative sarebbero state o massicce vendite delle riserve o un ingresso in corsa nell’euro. Ma l’euro, specie nel gruppo di Visegrad (i quattro paesi del centroest, le democrazie rinate dopo il crollo dell’Impero del Male sovietico nel 1989 cioè appunto Cèchia, Polonia, Slovacchia e Ungheria) e anche altrove, appare sempre meno attraente»

Ma di quale “recente apprezzamento” parla, Tarquini? Di quello degli ultimi tre giorni? Perché il cambio della corona contro euro era fisso da quasi tre anni e mezzo! E poi, “uniche alternative” a cosa? Vendere riserve per impedire un apprezzamento del cambio che le autorità monetarie hanno deciso di perseguire? E che minkia c’entra il “Gruppo di Visegrad” con la politica monetaria, visto peraltro che in Slovacchia usano l’euro? E ancora:

«Al momento l’euro si è deprezzato a fronte della divisa ceca restando però stabile sul dollaro. Ma gli esperti si dividono sul grande interrogativo, se ciò potrà allontanare la piccola ma decisiva democrazia industriale centroeuropea dall’Unione in generale, a medio termine anche a livello politico»

Ma benedetto Tarquini, che accidenti c’entra il cambio euro-dollaro, visto che la corona si è deprezzata in misura pressoché identica contro euro e contro il biglietto verde? Lei si aspettava movimenti differenti?

Vabbè, piantiamola qui anche perché l’articolo è terminato, grazie al cielo. Questo è il miserrimo stato dell’informazione economica italiana, al netto di rilevanti eccezioni. Dove evidentemente “economica” vuol dire “da spender poco”, ma non parliamo di stipendi. Forse è meglio quando copiano, traducono e incollano. La riduzione del danno prima di ogni altra cosa.

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