Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Alitalia, il padulo nazionale

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Su la Stampa compare oggi un articolo che spiega cosa attende i contribuenti italiani riguardo ad Alitalia, nel futuro molto prossimo: buttare soldi nello sciacquone, a oltranza, fino a qualche approdo profondamente disfunzionale al sistema paese, come nella migliore tradizione italiana.

Già il titolo è praticamente una velina ai “poteri che contano”, che poi in questo paese contano i soldi sottratti ai contribuenti. Il tema resta quello: come creare “campioni nazionali” massimizzando le disergie. Il titolo-velina, si diceva:

«I commissari: sì all’alleanza tra Alitalia e le Ferrovie»

In realtà, di fatto, il pezzo rilancia solo l’opinione di uno dei commissari, Luigi Gubitosi. Uomo dal CV piuttosto impressionante, ma mai cimentatosi col trasporto aereo. No problem: a certi rarefatti livelli di managerialità pare che divengano tutti generalisti. Si parte con le aree di rinegoziazione di costo, in particolare le coperture sul costo del carburante:

La prima cosa su cui intervenire sono i contratti derivati, cioè quei contratti di assicurazione su carburante e valute. Sul carburante erano stati fatti dei contratti di assicurazione per non pagare più di 68 dollari al barile, «peccato che il prezzo è andato più in basso, adesso è a 48 dollari circa e oggi questa differenza vale circa 128 milioni di euro»

Non è chiaro a chi appartenga il virgolettato finale, ma l’effetto è piuttosto straniante: sarebbe come dire che, se faccio una “scommessa” sul prezzo del greggio e mi va male, allora sono titolato a portarmi via il pallone e lasciare la controparte appesa. Nel caso specifico, bisognerebbe leggere il contratto ma il fornitore intrappolato in una amministrazione straordinaria potrebbe essere costretto ad alzare le mani. Discorso analogo per i contratti di leasing, “oggi superiori ai prezzi di mercato”. Forse perché i contratti di leasing incorporano un rischio controparte, cioè riflettono il merito di credito di chi li sottoscrive? Ma non c’era il grandfathering di Etihad? Mistero.

Veniamo ai virgolettati di Gubitosi, il supermanager. Che sui “pretendenti” di Alitalia (che non ci sono) rilancia il sasso nello stagno putrescente, rievocando un antico zombie per una compagnia zombie:

Per Gubitosi Fs non è «concorrente, quanto complementare ad Alitalia. Facciamo due mestieri diversi e adesso invece sarebbe utile in un’ottica nazionale che collaborassimo», ha spiegato

Certo, siamo complementari, collaboriamo. E come saremmo complementari, di grazia? E soprattutto, per “collaborare” serve essere acquisiti da un’altra azienda? Possiamo chiedere ai fornitori dei pasti a bordo di comprarsi Alitalia, essendo un caso del tutto evidente di complementarietà? “No, ma sapete, i treni arrivano a Malpensa e Fiumicino…”, ci diranno a breve. Fate molta attenzione, cari contribuenti italiani, ma davvero molta: qui c’è un disegno per mettervi le mani in tasca, una tasca ormai sfondata.

A conferma della polpetta avvelenata Made in Italy, ecco che nell’articolo viene fatto scivolare questo “dettaglio”:

«Di certo, raccontano fonti sindacali, alcune compagnie cinesi provano già a sfilare ad Alitalia piloti formati e altamente qualificati»

Accorruomo, i cinesi vogliono rubarci i piloti, presto, fate qualcosa contro il Pericolo Giallo! Strano, a noi pare che la presenza di un mercato per questi profili professionali sia notizia positiva, perché ridurrà la lista dei lavoratori sulle spalle del welfare pubblico, no? E invece no, vedrete: ad un certo momento si alzerà qualche ditino, parlando di necessità di “evitare la svendita”, e qualcosa faranno. Magari Mazzoncini verrà “convinto” a portarsi in casa anche Alitalia, dopo Anas e prima di Atm Milano ed Atac Roma. Serve un “campione nazionale”, del resto, no? Ecco che il pezzo de la Stampa è bell’e confezionato. Un aeroplanino di carta percorre più strada di un messaggio in bottiglia.

Voi ricordate le fantasmagoriche sinergie tra Poste ed Alitalia, di qualche anno addietro?
Ricordate il tentativo di resistenza di Francesco Caio, poi costretto ad un assai poco garibaldino “obbedisco” che tuttavia non gli è valso l’accumulo dei punti-fragola necessari per non farsi silurare da Renzi? Ecco, ricordate quello. E preparatevi a pagare. Sino al fallimento. Non di Alitalia, ma del paese.

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