Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La nuova vita di MPS, minatore di “valore”

in Economia & Mercato/Italia

Dalla versione in inglese dell’ennesima riscrittura del piano industriale di MPS, esteso al 2021, cogliamo una delle frasi tipicamente utilizzate dai consulenti manageriali, quelli che cambierebbero il mondo a colpi di PowerPoint, se solo qualcuno li lasciasse fare. Non è chiarissimo come vada interpretata tale frase, ma fa comunque un certo effetto.

Nell’ambito dei pilastri del piano di ristrutturazione si legge che obiettivo della rinata banca è:

«Refocus on Retail and Small Business through a new simplified and highly digitized business model enabling value extraction from mass clients»

In cosa consisterà mai questa “estrazione di valore” dalla clientela “di massa”, cioè da retail e piccole imprese? Forse nella creazione di una miriade di servizi, sino a qual momento solo sognati dai clienti? Oppure l'”estrazione” di più commissioni, schiaffate su tutto quello che si muove? Ah, saperlo. Come che sia, e a parte questa frase da consultant, pure very aggressive, il piano industriale di MPS poggia soprattutto sul contenimento dei costi, in primo luogo di quello del personale, grazie agli scivoli in uscita offerti dal Fondo di Solidarietà. Poi la digitalizzazione (parola magica che ricorre un po’ ovunque nel piano) farà il resto.

Interessanti le linee guida alla politica di credito prevista: intanto, si punterà a ridurre l’esposizione corporate, che viene tagliata di 13 miliardi da fine 2016 a fine 2019, che è l’anno di “tagliando” del piano industriale. Nello stesso periodo, previsto un aumento degli affidamenti alle PMI ma solo per un esile miliardo. Oltre a questo, nel segmento small business e corporate è previsto di focalizzarsi sui prestiti di breve termine, quelli con marginalità commissionale più elevata, invece che su quelli di medio-lungo termine. Questo, assieme all’obiettivo sul wealth management (risparmio gestito su clientela più facoltosa) ed alla bancassicurazione è il driver (come direbbero i consulenti) per le maggiori commissioni. Hai visto mai, quindi, che MPS la pianti una buona volta di fare i “grandi fidi di sistema”? Volesse il cielo ma vigileremo, visto che la banca è pubblica e le funzioni di utilità tendono a deviare dall’obiettivo di fare soldi a rischio ragionevole.

Dal versante del margine d’interesse, per quanto paradossale possa apparire ad un occhio non esperto, il de-risking dei prestiti, cioè la ripulitura del portafoglio crediti non solo dalle esposizioni deteriorate ma anche da quelle più rischiose, porterà ad un robusto calo di redditività per la banca, ma è passaggio obbligato, prima che i più tuttologi (o twittologi) tra voi inizino a levare il ditino. Anche per questo profondo de-risking, che impatterà sui ricavi da interesse, servirà contenere i costi ed aumentare i ricavi da commissioni in senso lato. Avendo consapevolezza che i concorrenti non accomoderanno MPS, ovviamente. L’analisi di sensitività mostra che un aumento dei tassi d’interesse di un punto percentuale porterebbe un aumento del margine d’interesse di 130-150 milioni annui, prima delle imposte. Sperando che questo aumento dei tassi sia frutto della ripresa e non dell’aumento del premio al rischio-paese.

Quindi, per sintesi estrema: ritorno alla redditività da fuoriuscita massiva di personale, crollo degli accantonamenti a rettifica crediti e contenimento dei costi grazie alla magica digitalizzazione, con il rapporto costi-ricavi che dovrebbe scendere dal 61% al 50%, e commissioni su servizi e risparmio gestito come se non vi fosse un domani. Ma molto dipenderà dalla gestione del portafoglio crediti in bonis esistente, e da come verrà fatto evolvere verso i target di clientela “desiderata”. L’attenzione alla marginalità elevata ed al fee mining (vi è piaciuta, questa? Anch’io so fare il consultant, se mi provocano) è la scoperta dell’acqua calda (o un pio desiderio), quindi vedremo come evolverà la quota di mercato di MPS rispetto all’attività commerciale di banche ben più attrezzate come Intesa Sanpaolo, Unicredit e della stessa UBI. Soprattutto, vedremo quale sarà l’exit del Tesoro. Se si va verso il consolidamento del sistema, forse una cosa chiamata Monte dei Paschi potrebbe anche smettere di esistere nella versione caput mundi che tanto piaceva ai senesi.

Ciò detto, in bocca al lupo al management di MPS, ai dipendenti, ed a noi contribuenti.

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