Finita la Corrida, s’inizi Sanremo

Missione compiuta: la Repubblica ha un nuovo presidente, o meglio torna ad avere quello di prima, dopo una settimana di riti circensi da parte di un migliaio di signori e signore e dei loro capibastone. È stata dura, ma ce l’hanno fatta. Confesso che mi sento non dico in colpa ma almeno sottoposto a un freno interiore: quello che mi ordina di non fare del neoqualunquismo o neopopulismo, e non riversare solo disprezzo e scherno sugli inani sforzi cooperativi dei rappresentanti della nostra vibrante democrazia. Motivo per cui cercherò di trovare una parvenza di equilibrio in questo commento.

Ad esempio, ricercando motivazioni “alte e nobili” a giustificazione di quello a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, ricordo a me stesso che amo ricordare che l’Unione europea, che tanto frustra l’anelito alla razionalità e al problem solving dei nostri politici, è un faticoso gioco cooperativo a ventisette giocatori, quindi gli esiti saranno sempre subottimali, visti da una angolazione ristretta e particulare.

Una sorta di minimo comune denominatore, insomma. La stessa cosa potrebbe essere detta per la scelta del nuovo/vecchio capo dello Stato. Ci sono tanti giocatori, convenzionalmente schierati sotto le insegne di involucri chiamati partiti. Entro i quali, tuttavia, si muovono correnti di libero pensiero che scartano in direzioni eccentriche, alleandosi con componenti di altri involucri partitici, spesso per lo spazio di poche ore.

Coalizioni a breve emivita

Il nemico del mio nemico è mio amico, si suol dire in alcuni contesti storici e geografici. Ecco quindi che, nel caso italiano, parlare di “coalizioni” è futile esercizio, e non da oggi. Troppo eterogenee le funzioni di utilità di alcuni cosiddetti leader. Inutile anche lambiccarsi nel laboratorio tossico-nocivo chiamato Italia e studiare nuove meravigliose leggi elettorali, destinate a morte in grembo oppure a giungere morte al parto, svuotate dal comportamento beffardo degli elettori ma anche dai regolamenti parlamentari, l’ultima linea difensiva dei roditori geneticamente modificati che controllano il laboratorio popolato da sessanta milioni di cavie, moltissime delle quali felici di esserlo.

Oggi, nella Penisola, si fronteggiano due finte coalizioni, una cosiddetta di centrosinistra ed una cosiddetta di centrodestra. La seconda sembra prevalere nell’orientamento dell’elettorato ma, giunti al dunque della scelta dei leader, si disintegra per veti incrociati e scartellamenti eclatanti.

Vedasi le elezioni dei sindaci di Milano e Roma e il casting stralunato alla ricerca di un minimo comune candidato che non fosse un marziano buffo. Missione fallita anzi compiuta. Vedasi anche l’elezione del capo dello Stato, con Matteo Salvini che marca stretta Giorgia Meloni che già si vede alla guida del paese prima che della coalizione. Sognare è gratis.

Il leader che contava

Salvini ha doti non comuni: scarta improvvisamente, sceglie secondo schemi impenetrabili che hanno una emivita di poche ore, pare mosso dal sistema nervoso vegetativo e dai suoi istinti primordiali anziché da quello centrale. Ineguagliabile a fare liste e contarle in punta di dita (“Lavoro, salute, famiglie, mamme, bimbi, bollette…”), forse per apparire uomo del fare, soprattutto casino. Sembra uscito da un film del ciclo Amici miei, vedi alla voce “che cos’è il genio”.

Dicono che l’uomo porti lievemente sfiga sia un formidabile indicatore contrarian, almeno a giudicare dai suoi azzeccatissimi endorsement di ogni genere, dal calcio al tennis alla Formula 1 per finire ai candidati all’ex palazzo dei papi. Per motivi ignoti ai comuni mortali che conducono esistenze meno movimentate, resta leader di un partito che governa le parti più ricche del paese ormai da un quarto di secolo e più. Ha smesso da tempo immemore di parlare di autonomia territoriale ma insegue spesa pubblica ed erogazioni comunitarie per tenere insieme il territorio, da Trieste in giù.

I suoi colleghi di partito non ritengono -ancora- di sfidarne la leadership, forse temendo di tornare al 4% da cui egli è asceso al potere dopo gli anni ruggenti di Roma Ladrona, che tutti coopta e nessuno perdona. Resterà leader, cambiando posizioni più volte al giorno, come un piatto in forno con girarrosto.

Giorgia Meloni, giovane vecchia della politica italiana, guida un partito il cui consenso è lievitato per motivi imperscrutabili, quasi quanto la politica economica del suo partito. Che non è nota, al netto di un indefinibile “patriottismo” che porta a strusciarsi contro l’ex gruppo di Visegrad e tutto quello che serve per assumere improbabili leadership dei cosiddetti conservatori europei. Che non sono luoghi dove si suona, sia chiaro. Al massimo, dove si viene suonati.

Camaleonti progressisti

Dall’altro lato della strada abita la coalizione di centrosinistra, che poi sarebbe il Partito democratico, la Ditta da esso fuoriuscita ma che mai è uscita, e l’entità convenzionalmente nota come M5S. Coi suoi due leader, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Il primo è planato sulla terra a seguito di veti incrociati e di essi si è sin qui pasciuto per assurgere al ruolo di leader mediatore del nulla. Un proteiforme camaleonte su un jukebox.

Il secondo sta facendo un percorso notevole di revisione e rielaborazione del suo pensiero politico (vi piace, questa?), e potrebbe in effetti essere assai longevo. I due fanno spesso a sportellate ma, se dovessi scommettere, punterei sul secondo. In questo differenziandomi da qualche livida mosca cocchiera convinta di essere un creatore di leader al magico suono di una tastiera pestata quotidianamente.

Inutile proseguire nella tassonomia entomologica. Questo è il materiale umano di cui disponiamo. Ora abbiamo davanti l’ultimo anno del quinquennio di campagna elettorale, di prove di forza da wrestling di quartieri degradati, di impotenza che precipita le situazioni verso la chiamata di timeout, che poi è quello che ci ha ridato Sergio Mattarella.

L’insostituibile usurpatore

Non vogliono tra i piedi un usurpatore come Mario Draghi, comparso in conseguenza del loro stallo e dei loro fallimenti. Sono confortati, in tali chiamate di timeout, dal fatto che Mattarella non è Giorgio Napolitano e di conseguenza non li prenderà a male parole. Ma se anche dovesse accadere, una bella standing ovation al suo indirizzo e la pillola (di escrementi) va giù. Tutto brillerà di più.

Un anno per “lavorare pancia a terra”, come molti di loro amano dire, “perché fuori di qui c’è la guerra, e le bollette, e l’ambiente coi suoi fiorellini profumati che ci attendono”. Durante il quale creare nuovi bonus, meglio se retroattivi, e catturare brandelli di quei fondi europei che noi italiani ci meritiamo per la nostra storia di fondatori della Ue.

Un anno per partecipare al dibattito sulla riforma del patto di stabilità e crescita, al grido “basta col neoliberismo!” Per non capire una cippa di direttive e norme comunitarie ma per sdegnarsi e denunciare l’intollerabile assalto europeo al nostro gioioso stile di vita. Per dialogare di coalizioni che, giunte al dunque, si dimostreranno di panna montata o altra sostanza meno gradevole.

Oppure per tenere marcato stretto quell’ex banchiere centrale che è “insostituibile per la nostra credibilità internazionale” ma che con la sua presenza vulnera la democrazia che ha prodotto questi bivacchi di falliti.

O anche per chiedere “un tagliando di governo”, cioè cambiamenti di caselle che permettano alle ambizioni individuali e ai nuovi rapporti di debolezza entro i clan partitici di trovare compiuta espressione. Lo chiamano rimpasto, spesso è come giocare con la sabbia di una lettiera per gatti usata.

Pensate che anno di merda ci attende, quindi. Ora Sanremo può davvero cominciare. In realtà non è mai finito, come la campagna elettorale.

Photo by Mark Williams on Unsplash

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.
Per donare con PayPal, clicca qui, non serve registrazione. Oppure, richiedi il codice IBAN. Vuoi usare la carta di credito o ricaricabile per donazioni una tantum o ricorrenti? Ora puoi!

Condividi