Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Protezionismo

Il rinvio della ratifica del CETA ed i piccoli opportunisti autolesionisti

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Il Senato italiano ha deciso, ieri l’altro, di rinviare a tempo indeterminato la ratifica del CETA, il trattato commerciale tra Canada ed Ue, approvato lo scorso febbraio dal Parlamento europeo ed entrato in vigore in modalità provvisoria (ma molto tangibile) dallo scorso 21 settembre per gli ambiti di competenza normativa comunitaria. Tutto è partito da una proposta di Sinistra italiana in conferenza dei capigruppo, che ha trovato pronta accoglienza. Perché, come saprete, dopo la morte (o l’ibernazione) del TTIP, il nuovo spaventapasseri antiglobalista e sovranista è il CETA.

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Salvare Trump dalla realtà

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Nuova, ennesima cocente sconfitta per il povero presidente degli Stati Uniti. O meglio, per il suo partito, che resta spaccato e non riesce a far avanzare la rottamazione e contestuale sostituzione dell’Obamacare, la riforma sanitaria attuata dal predecessore di Donald Trump, e che ha dato copertura assicurativa a più di 20 milioni di persone. Ma c’è anche altro, nella quotidiana dose di ceffoni che la realtà assesta al palazzinaro capitato alla Casa Bianca per uno scherzo di pessimo gusto della Storia.

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Fassina, il compagno sovranista autolesionista

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Stati-Uniti

Oggi ci corre l’obbligo di segnalare uno di quegli sfondoni che potrebbero essere agevolmente imputabili agli effetti dei primi caldi. Dopo il disastroso vertice G7 di Taormina, nel quale Donald Trump ha ribadito che gli Usa sono contrati agli accordi di Parigi sul clima, e dopo la reazione un filo sopra le righe (fors’anche per ragioni elettorali) di Angela Merkel, del tipo “prepariamoci a fare da soli”, che per un egemone riluttante come Berlino sarebbe una notevole svolta, diamo conto dell’accesso di tosse che ha colpito alcune pulci italiane.

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La rischiosa scommessa dei mercati: puntare su Trump senza credergli

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Dietro i record di Wall Street la fiducia nel programma del presidente, ma non si prende sul serio il suo protezionismo

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Come è possibile avere contemporaneamente alla Casa Bianca un uomo che passa il tempo lanciando virulenti proclami protezionistici e mercati finanziari di tutto il mondo che crescono come se fossimo entrati in una nuova era di libero scambio e globalizzazione rampante, con la ciliegina sulla torta della “soglia 20.000” dell’indice Dow Jones? È quello che molti osservatori ed investitori si chiedono, dopo i rialzi successivi all’elezione di Donald Trump, lo scorso 9 novembre.

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Cantiere Trump, occhio ai carichi sospesi

in Discussioni/Economia & Mercato/Stati-Uniti

I primi atti della presidenza Trump paiono andare nella direzione indicata in campagna elettorale: convocazione dei produttori di auto alla Casa Bianca per mostrare il campionario di bastoni e carote, fuoriuscita dal TPP, annuncio dell’avvio della costruzione del muro col Messico. Occorre tuttavia prestare attenzione alla linea di confine tra azioni ad alto contenuto simbolico e quelle sostanziali, cioè aderenti nei fatti alla lettera della campagna elettorale. È ancora presto per dare un giudizio ma le contraddizioni potenziali non mancano.

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La minaccia emergente e le monadi di casa nostra

in Discussioni/Economia & Mercato

In Cina, alle prese con una forte pressione al deflusso di capitali, le autorità hanno ordinato alle banche di aumentare i controlli nei confronti degli esportatori, per ridurre il rischio di operazioni di sovrafatturazione, utilizzate per fare uscire capitali dal paese. Nel frattempo, non si arresta la pressione sulle valute dei paesi emergenti. Oggi il real brasiliano sta perdendo oltre il 3% contro dollaro, dopo che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha privato il paese del rating investment grade, a causa delle sempre più difficili condizioni di bilancio pubblico, mentre l’inflazione resta sopra il 9% e la disoccupazione ha spiccato il volo.

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Come si dice bluff in giapponese?

in Economia & Mercato/Esteri

Ulteriori evidenze, se mai ve ne fosse bisogno, che le “tre frecce” della Abenomics sono in realtà due, cioè stimoli fiscali reiterati e stampa furiosa di moneta, e che l’intero giocattolo rischia di scoppiare in faccia ai giapponesi. Così non potrete dire che non lo sapevate.

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Prima ed unica lezione di sociologia italiana

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Se vi chiedete perché questo paese sta lentamente ma inesorabilmente sprofondando in un declino al rallentatore ma assai difficilmente reversibile data la nostra cultura dominante, fatta di tradizionalismo che fa rima con protezionismo e di quel drammatico analfabetismo economico che ci porta ad invocare il “chilometro zero” in casa nostra e le denominazioni di origine protette, controllate, garantite, blindate per poter vendere in casa altrui; se vi chiedete quali motivazioni possano condurre a giustificare situazioni di illegalità diffusa e di prevaricazione dei tantissimi ad opera dei pochissimi, questa è la sintesi perfetta per aiutarvi a capire.

KmZero

Demagoghi globalizzati

in Adotta Un Neurone/Esteri

Donald Trump, il poliedrico miliardario che ha in testa un anziano gatto nevrotizzato, che ambirebbe alla Casa Bianca e che di recente si è cimentato nell’attività preferita da ampie fasce di elettori del Gop (seminare dubbi sul luogo di nascita di Barack Obama), è un fervente patriota. Vorrebbe tassare pesantemente l’import cinese, che egli peraltro considera di pessima fattura rispetto al Made in Usa. Ma Salon ha scoperto che la sua linea di abbigliamento maschile è Made in China. In finale se la vedrà con Berlusconi.

Shampoo cinese cercasi

Quel treno per l’Asia

in Economia & Mercato/Italia

Grande entusiasmo di media ed esponenti della maggioranza per i dati di maggio di fatturato e ordini all’industria, pubblicati oggi da Istat. Anche in questo caso, vale quanto dicevamo per la produzione industriale: quando si viene da un crash, anche una lieve ripresa crea mirabolanti effetti-confronto sugli indici tendenziali, e il dato di oggi non sfugge alla regola. Colpisce che gli organi di presunta informazione non siano andati oltre il comunicato Istat, che è una necessaria sintesi ad uso delle agenzie di stampa.

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Uomo cinese morde cane americano

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Il Financial Times riporta che la Cina si prepara a lanciare un’investigazione volta ad accertare se i costruttori automobilistici statunitensi abbiano ricevuto sussidi ilegittimi dal governo di Washington. La Cina attualmente ha un livello molto basso di importazioni di auto dagli Stati Uniti, ma l’indagine potrebbe essere utilizzata come strumento di pressione rispetto alle ricorrenti e crescenti accuse americane verso i sussidi all’esportazione di cui beneficiano le imprese cinesi.

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In Europa il protezionismo è figlio dell’assenza di coordinamento

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Impeccabile Wolfgang Münchau sul Financial Times di oggi, sul protezionismo (sempre meno strisciante e sempre più manifesto) che rischia di mandare in frantumi il mercato unico europeo, non solo quello dei servizi finanziari. Per effetto dell’ormai noto moltiplicatore del commercio estero, ogni stimolo espansivo attuato da un singolo paese ha efficacia limitata, e tende a riversarsi all’estero, premiando i partner commerciali. Ciò è massimamente vero (per definizione) per l’Ue e l’Eurozona. Da qui l’esigenza di misure compensative di varia natura ma palesemente protezionistiche. Un articolo tutto da leggere, di cui merita rimarcare alcune profezie che rischiano di coinvolgere e travolgere anche il garrulo paese in cui viviamo.

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Stimoli fiscali a livello globale per spingere la ripresa

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – © LiberoMercato
Nelle ultime settimane il cambio della valuta cinese contro dollaro ha evidenziato il sostanziale arresto del movimento di rivalutazione dello yuan che durava da circa due anni. Ciò si è verificato in parallelo alla pubblicazione di dati macroeconomici cinesi che hanno segnalato un progressivo e marcato deterioramento di manifattura, export ed investimenti. Ciò solleva interrogativi circa l’emergere di comportamenti che potremmo definire protezionistici in senso lato, tra i quali figura la gestione del cambio. Una conseguenza della crisi finanziaria sono i deflussi di capitale dai paesi emergenti che nelle scorse settimane, al culmine della crisi, hanno contribuito all’apprezzamento del dollaro. Poiché deflussi di capitale, per essere sostenibili, necessitano di surplus commerciali, si comprende agevolmente il desiderio dei paesi emergenti di attutire lo shock cercando di aumentare il proprio export. Ovviamente, se un crescente numero di paesi tenta di puntellare il proprio Pil attraverso le esportazioni, gli squilibri mondiali sono destinati ad aggravarsi, e con essi il rischio di crescenti pulsioni protezionistiche.

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