Leggere, scrivere e far di conto

Luciano Violante, ieri sera ospite di Ballaro’ su Raitre, commentando il rimpatrio di capitali indotto dallo “scudo fiscale”, si lancia in alcuni commenti arditi e in uno spettacolare svarione. Afferma infatti l’esponente diessino che “la mafia ricicla al 25 per cento, lo Stato con lo scudo fiscale ha riciclato al 2.5 per cento, mettendo fuori causa la mafia”. Il riferimento è all’imposta sostitutiva del 2.5 per cento, in titoli di stato o contanti, pagata da chi ha aderito al rimpatrio di fondi depositati all’estero negli scorsi anni in violazione dell’allora vigente normativa valutaria. Certo il parallelo tra mafia e stato concorrenti nel riciclaggio è piuttosto ruvido, ma il realismo ha suggerito che per far rientrare in Italia dei capitali (certo non tutti di origine criminale) usciti per sottrarsi ad una legislazione fiscale perlomeno vessatoria questa fosse l’unica via. Ma Violante si supera subito dopo. “Chi ha illecitamente esportato un miliardo di lire, ora li rimpatria e se ne ritrova 975 milioni. Chi ha lasciato i propri soldi in Italia, dopo le tasse se ne ritrova 600”. Ora, è palese che Violante confonde l’imposta sui redditi (che colloca spannometricamente al 40 per cento, peraltro annuo), e l’imposta sullo stock di ricchezza finanziaria fatta rientrare, che e’ tutt’altra cosa, e che certo non è reddito. Chiedere un’oncia di competenza incastonata in un mare di demagogia è troppo?