Il convitato di pietra

A chi giova il messaggio televisivo di Bin Laden? A Bush o a Kerry? Mentre gli “analisti” sono al lavoro per prendere l’ennesima cantonata scientificamente corretta, vorremmo sommessamente ricordare che non pochi, soprattutto nel solito schieramento aduso alle teorie cospirative, avevano preconizzato che Bin Laden sarebbe stato mostrato in catene pochi giorni o poche ore prima delle elezioni del 2 novembre, per permettere a Bush di tornare trionfalmente alla Casa Bianca. Ora che ciò non è successo, qualcuno cercherà di dirci (sospettiamo sarà sempre Naomi Klein, la super esperta in teorie cospirative imperialistico-giudaiche) che il super-latitante è in realtà a libro paga della Cia. Nell’attesa, è sempre l’esilarante Unità (vera miniera per antropologi dilettanti e aspiranti comici) che sostiene che Bush avrebbe “approfittato” dell’apparizione televisiva di Bin Laden per farsi uno spot “gratuito”. Ma soprattutto, il tenente Colombo afferma che la Casa Bianca non avrebbe mosso un dito per impedire la messa in onda del filmato. Curioso, visto che nella giornata di ieri tutti i principali organi di stampa avevano detto esattamente l’opposto. Ad ogni buon conto, attendiamo l’esito della consultazione del 2 novembre. Se vincerà Bush, ci diranno che brogli terzomondisti hanno sconvolto la ex-democrazia statunitense, e Michael Moore avrà altri quattro anni durante i quali potrà affinare la propria expertise di ghost writer di Al Qaeda. Se vincerà Kerry, dopo l’iniziale festeggiamento “democratico”,che spingerà Prodi, Fassino e Rutelli a dire che le truppe italiane devono restare in Iraq, subentrerà la disillusione di fronte a comportamenti di Kerry simili a quelli di Bush, e inizierà la ricerca di altri idoli progressisti in giro per il mondo, per rispondere “alla profonda crisi” della democrazia americana.

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