Apprendisti stregoni

Che cosa rappresenta, in sostanza, la vittoria di Niki Vendola alle primarie pugliesi della Gad? Le interpretazioni si sprecano, come ovvio in un paese come il nostro, dove ogni innovazione, vera o presunta, viene vissuta, soprattutto dai media, con lo stesso spettro di reazioni che deve aver accompagnato i nostri progenitori alla scoperta del fuoco. Di questo evento è possibile dare un’interpretazione psico-sociale, come quella, francamente troppo intimista, agiografica e sopra le righe, fatta da Francesco Merlo su Repubblica, con Vendola dipinto come una sorta di San Francesco benedicente, che cammina, lieve e leggiadro come il soggetto di un quadro naif, attraverso le miserie mondane. Grattando sotto la superficie di tale agiografia è però fin troppo facile leggere l’abituale riflesso pavloviano del quotidiano di largo Fochetti, ancora pateticamente convinto di essere una mosca cocchiera della “grande” politica e l’unico vero king maker della sinistra, e per questo motivo sempre piuttosto critico verso l’oligarca D’Alema. Ma altre e meno misere considerazioni si impongono. Certo, si può affermare che l’esito delle primarie pugliesi rappresenti una sorta di sberleffo verso le scelte verticistiche della Gad, che ha cercato d’imporre un candidato apparentemente avulso dal territorio; oppure è possibile ritenere che l’abituale reattività militante degli elettori di estrema sinistra abbia prevalso su atteggiamenti più “paciosi” e meno partecipativi degli elettori ulivisti più moderati. Ma il dato politico incontrovertibile, ammesso che Vendola abbia una qualche possibilità di vittoria contro Fitto, è che la Gad appare sempre più dominata da pulsioni di estrema sinistra, che Romano Prodi non cerca in alcun modo di controllare, e che anzi incoraggia apertamente. Forse la traumatica esperienza della sua defenestrazione nel 1998, ad opera di Bertinotti, ed il pervicace attaccamento al potere, malgrado alcuni bizzarri atteggiamenti alla Cincinnato, lo hanno indotto a sviluppare questa sorta di asse preferenziale con la sinistra antagonista (chissà, forse una sorta di sindrome di Stoccolma…), ma vorremmo chiedergli: professore, dove pensa di andare in questo modo? Crede veramente che l’elettorato italiano si diriga verso l’estrema sinistra? Crede davvero che la complessità e la crisi epocale della società italiana si possano ricondurre al cervellotico desiderio di “unire oratori e case del popolo”, come da lei candidamente dichiarato in occasione del suo imbronciato aventino di dicembre?

Nel frattempo, Francesco Rutelli si dibatte eroicamente nelle reti a strascico della filosofia politica, per ricordare a Ritanna Armeni ed agli italiani che egualitarismo non è eguaglianza, ma anche che il Mugello è terra di amore per la vita ed il bel vivere, altro che morte e miseria, e se lo dico io “che di sinistra non sono”…ecco, caro Rutelli, lei che sarebbe, esattamente? Un ex radicale convertito dapprima all’ambientalismo, poi al clericalismo, ed ora? La socialdemocrazia è superata, d’accordo, premesso che in Italia si insiste a non voler studiare Tony Blair, ma che cosa dovrebbe essere la Gad? A queste domande non ci sono risposte. Forse la Gad batterà la Cdl, litigiosa, imbolsita e ingabbiata dalla saccenza dei vari Harry Potter, ma il suo trionfo durerà lo spazio di un mattino, ed attenderemo il prossimo giro, auspicabilmente senza l’uomo nuovo ultrasessantacinquenne che ad un certo punto della propria vita politica di moderato ha deciso di fare l’apprendista stregone, e mal gliene incolse.

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