Dreams are my reality…

BERTINOTTI:VOGLIO ANCORA LA FINE DELLA PROPRIETA’ PRIVATA

(ANSA) – ROMA, 3 MAR – ”In questo tempo – dice il leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, intervistato dal CORRIERE DELLA SERA, ritoccando la relazione con cui oggi al Lido di Venezia aprirà il congresso – ho corso dei rischi pazzeschi”. La rottura con Prodi e la scissione. ”Non una scissione laica, come le altre. Una crociata. La fecero per distruggerci. Delenda Carthago. Un’operazione eterodiretta con un unico obiettivo: cancellarci”, dai tg dell’Ulivo a Nanni Moretti, il quale dopo le elezioni del 2001 disse da Cannes: ”Non capisco perché Berlusconi ringrazi tutti gli italiani quando dovrebbe ringraziarne uno solo. Bertinotti”.
”Rispetto al ’96 – spiega Bertinotti – è cambiato tutto. Allora c’era la desertificazione sociale, il silenzio della piazza, la stasi dei movimenti. E c’erano due forze distinte, lontanissime, ognuna con il suo programma. Stavolta è diverso. Al centro della scena ci sono i movimenti. Le politiche neoliberiste sono fallite. Il governo Berlusconi ha riacceso la lotta sociale. Stavolta il programma si farà insieme. E non ci accontenteremo di simboli, di bandiere, come l’altra volta: le 35 ore, la scala mobile, la patrimoniale. Stavolta non si tratta di influenzare alcune scelte, ma di dare l’ispirazione generale, di improntare tutta la politica del governo. (…) La lealtà al programma è importante. Ma il programma lo scriveremo anche noi. E i movimenti non saranno messi di fronte al fatto compiuto; saranno interpellati prima. Il patto sarà aggiornato, corretto, revisionato nel tempo. Sempre ascoltando i movimenti, i sindacati. Vivremo nel clima della riforma. Produrremo democrazia e partecipazione: una, dieci, mille Puglie; mille Vendola. E poi stavolta al governo ci saremo anche noi”. Lei? “No, non io. E’ escluso. Ci saranno politici, e personalità”.
Lei sogna ancora il comunismo ideale? Chiede il quotidiano.
“No. La mia è l’utopia concreta di Bloch. L’ispirazione a essere liberi e uguali. La critica alle basi materiali dell’ineguaglianza e dell’alienazione, che hanno assunto le forme della globalizzazione ma portano ancora il nome terribile di capitalismo. E la base da rimuovere restano i rapporti di proprietà. Certo: la proprietà privata non si può abrogare per decreto. Ma è un obiettivo”, conclude Bertinotti.

C’è qualcosa di primitivamente innocente in Fausto Bertinotti, la sua visione politica ricorda le grandi utopie dei secoli passati, incluso il suo attribuire ai movimenti una forza etica quasi trascendente, e la recente scelta strategica della non-violenza è degna del massimo rispetto, anche se non siamo del tutto certi che il movimento abbia aderito ideologicamente all’opzione non violenta. Pensiamo continui in realtà a provare un’irresistibile pulsione alla palingenesi neo-luddista del vandalismo ideologico. Ma Bertinotti ci commuove fino alle lacrime quando va da Ferrara a sostenere che il desiderio di libertà dei popoli arabi oppressi da autocrazie e regimi dispotici deriva direttamente dallo spirito del movimento no-global. Posizione ripresa anche nell’editoriale di ieri su Liberazione (organo di Rifondazione) da Rina Gagliardi, altra esponente della sinistra del te-lo-spiego-io-come-funziona-il-mondo, quella sempre col ditino alzato, sempre pronta a riscrivere la storia come un menù à la carte, quella che prima “viva il compagno Pol Pot”, poi “viva il popolo che resiste ai tiranni”. Secondo Gagliardi, dunque, la primavera libanese, e tutti gli inequivocabili segnali di voglia di libertà che provengono dal mondo arabo-islamico non sono il frutto dell’iniziativa libertaria americana, e dell’intervento in Iraq. Al contrario, questo intervento avrebbe in qualche modo “bloccato” un processo spontaneo di rivolta contro la tirannia. Scrive infatti Gagliardi:

“La forza con cui avanzano in questa parte del mondo processi partecipativi così forti e diffusi ci dice quanto la guerra americana all’Iraq sia stata dannosa, iniqua, inutile. Proprio l’evidente «movimentazione» democratica alla quale stiamo assistendo ci dice quanto l’aggressione angloamericana sia intervenuta su questi paesi e su queste società in transizione come un trauma feroce e cruento“

Movimentazione, movimentismo, formule e teoremi che fanno violenza del senso comune, distillati in slogan. Anche in 1984 di Orwell, testo che la sinistra antagonista dovrebbe considerare il proprio nuovo “libretto rosso”, il regime perfetto aveva istituito il Ministero dell’Amore, e nella pubblica amministrazione esisteva un settore specializzato a riscrivere le notizie e modificare i quotidiani in funzione delle “revisioni” critiche e delle contingenti alleanze. Unici, impagabili comunisti: se non esistessero, le nostre vite sarebbero più aride…

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