Due anni dopo

Scrive Charles Krauthammer, in un editoriale sul Washington Post:

“(…) Quando un editoriale di Le Monde, intitolato “Primavera Araba” riconosce “i meriti di George W.Bush”, quando il titolo principale dell’Independent di Londra è “Bush aveva ragione dopo tutto”?, e quando un editoriale su Der Spiegel si chiede “George W.Bush potrebbe aver ragione”?, allora tu senti che qualcosa di radicale è accaduto.

Non è solo una breccia nelle trincee dello snobismo europeo. L’Iraq e, in senso lato, la dottrina Bush, sono sempre state più di una semplice materia intellettuale. Il paternalismo e la visione quasi colonialista della sinistra verso i barbari arabi non è solo analiticamente sbagliata. E’ anche una bancarotta morale.

Dopo tutto, andando a ritroso almeno fino alla Guerra Civile spagnola, la sinistra si è sempre orgogliosamente considerata il grande campione internazionale di libertà e diritti umani. Eppure, quando l’America propose di rimuovere l’uomo responsabile di aver torturato, gassato e ucciso decine di migliaia di iracheni, la sinistra si è improvvisamente trasformata nel campione dell’inviolabile sovranità westfaliana.

Un giudice di sinistra in Spagna ordina l’arresto di un patetico, quasi senile generale Augusto Pinochet, otto anni dopo che egli ha lasciato il proprio incarico, e diventa un eroe dei diritti umani – un classico esempio di sceneggiata moraleggiante da parte della sinistra nel nome delle vittime di dittatori ormai usciti di scena da molto tempo. Ma per le vittime dei mostri contemporanei che stanno ancora oggi opprimendo ed uccidendo – Khomeini ed i suoi successori, gli Assad in Siria e, fino a ieri, Hussein e figli – niente. Nessuna solidarietà. Nessuna azione. Solo virulenta ostilità per il coraggioso e pericoloso tentativo di soccorso da parte dell’America.

La preoccupazione della sinistra internazionale per i diritti umani diventa niente di più di qualcosa utile per il proprio antiamericanismo. Jeane Kirkpatrick denunciava questa preoccupazione selettiva per le vittime degli alleati degli Stati Uniti (come il Cile) 25 anni fa. Dopo la Guerra Fredda, l’ipocrisia continua. Per quale popolo arabo palpitano i cuori europei? Per i palestinesi. Perché? Perché questo permette la diffamazione di Israele – un avamposto della democrazia occidentale e, ciò che è peggio, un leale alleato degli Usa. Sostenere la causa dei sofferenti iracheni, libanesi o siriani non offre questa soddisfazione. Quindi, silenzio.

Fino ad ora. Ora che le vere piazze arabe si sono sollevate per rivendicare diritti che in Occidente sono ormai scontati ed acquisiti, la sinistra prende atto. E’ forzata a riconoscere che quei rozzi americani guidati da quel cowboy sempliciotto potrebbero avere ragione. Non ha scelta. Ne ha vergogna. Un libanese, in un mare di milioni di altri libanesi, solleva un cartello ove si legge: “Grazie, George W. Bush”, e tutta quella manfrina europea, morale ed intellettuale, crolla.”