Non passi lo straniero

E così, il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria ed Abn Amro hanno rotto gli indugi e, a pochi giorni dalla lettera del commissario europeo Mc Creevy, riguardante la richiesta di chiarimenti alla Banca d’Italia circa la reale apertura ed integrazione comunitaria del sistema bancario italiano, hanno depositato i documenti per l’avvio della procedura d’Opa, rispettivamente su Banca Nazionale del Lavoro e Antonveneta. Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’approvazione della legge sulla tutela del risparmio che, al termine di una gestazione che eufemisticamente definiremmo laboriosa, è diventata di fatto la legge per mantenere in carica a vita il governatore della Banca d’Italia. I prossimi giorni diranno se queste offerte pubbliche d’acquisto sono effettivamente mirate a sviluppare il proprio business in Italia, o a trovare il modo di disimpegnarsi da investimenti che rischiano di diventare scarsamente produttivi. Alcune considerazioni tuttavia si impongono. Il governatore della Banca d’Italia, cui la nuova legge di tutela del risparmio ha mantenuto la prerogativa, piuttosto assolutistica, di concentrazione delle funzioni di antitrust e vigilanza sul sistema bancario, dovrà pronunciarsi nel merito, mantenendo tuttavia una discrezionalità scarsamente compatibile con le esigenze di trasparenza che un moderno mercato dovrebbe avere. Basti pensare che i criteri assai generali ai quali la decisione di Fazio dovrà ispirarsi, sono i requisiti di “onorabilità” dell’offerente e la stabilità del sistema bancario nazionale. Stupisce invero come un governo sedicente liberale e liberista abbia già iniziato ad alzare le barricate contro “lo straniero”, mentre stupisce assai meno la strumentalità con la quale la sinistra si dichiara ormai “pregiudizialmente” favorevole a qualunque evento sia avversato dalla maggioranza di governo. Come sono lontani i tempi in cui l’Ulivo denunciava i tentativi golpisti del Polo su Via Nazionale, ed ululava che il mandato a vita del governatore era garanzia di indipendenza. Ora le parti si sono invertite, e il governo Berlusconi sembra essersi consegnato mani e piedi all’autocrate Fazio. Il quale ha già iniziato l’opera di moral suasion per inventarsi un cavaliere bianco/tricolore per soddisfare le patrie pulsioni e le assai meno nobili cupidigie di larga parte dello schieramento politico. Alcuni dati: la Banca Nazionale del Lavoro ha chiuso l’esercizio 2004 con una perdita di 34 milioni di euro, contro l’utile di 141 milioni del 2003, anno in cui la redditività dei mezzi propri (Roe, return on equity), era stata pari ad un miserrimo 3.6 per cento. La banca romana ha attivi patrimoniali per 78.9 miliardi di euro. Il Bbva, per contro, ha registrato nel 2004 un utile netto di 2.8 miliardi di euro, ha un Roe del 14.3 per cento ed attivi patrimoniali per 311 miliardi di euro. Inoltre, mentre nel 2004 la prevalente missione di Bnl sembra essere stata la contrazione dei propri livelli di attività, nel più puro stile Alitalia, il Bbva si è attivamente impegnato per una forte espansione estera, soprattutto in Sud America, dove da sempre ha relazioni privilegiate, per evidenti motivi storici e culturali. La Bnl è retta da un patto di sindacato formato da palazzinari (pardon, immobiliaristi) squattrinati, che hanno dovuto farsi prestare dalla banca stessa i soldi per diventarne azionisti di controllo, ed appare caratterizzata da una fragilità finanziaria estrema. C’e’ bisogno di aggiungere altro? Ecco perché quanti continuano a ragliare frasi del tipo “va bene l’Opa, ma deve esserci reciprocità”, dovrebbero spiegarci come è possibile, con simili banche italiane, effettuare acquisizioni all’estero. Ma tant’è, l’Italia resta un paese di capitalismo straccione, cioè di debito, dove intrepidi imprenditori acquisiscono il controllo di società di calcio senza disporre dei mezzi necessari, e tentano poi delle invereconde “transazioni” ventennali con l’erario, per non pagare le tasse, minacciando altrimenti la rivolta di Masaniello. Tornando alle banche, attendiamo che i sette nani si mettano all’opera per salvare l’”italianità” delle nostre banche, aggettivo che presto diventerà sinonimo di gestione malsana ed intrallazzi politici, magari farneticando di “interesse nazionale”, come fanno i vertici dell’istituto più antico e provinciale del pianeta, quello che effettua assunzioni per concorso, riservando delle quote territoriali alle province di “radicamento” territoriale della banca, ed avviando imponenti programmi di spreco di quattrini in “comunicazione istituzionale”, per segnalare la propria “eticità” e responsabilità sociale. Saranno soldi spesi comunque bene, e magari saranno recuperati attraverso manovre su prezzi e commissioni da servizi, la principale componente inflazionistica italiana, quella che è alla base della drammatica perdita di competitività del sistema-paese. Proceda pure, dottor Fazio, abbiamo anche noi a cuore il requisito di onorabilità del sistema bancario italiano…