Dogmi e compulsioni

Per chi, come noi, si dichiara laico ma non laicista, l’elezione a papa di Joseph Ratzinger suscita interesse soprattutto per un motivo: l’orgogliosa rivendicazione della cristianità ed il tentativo di porre un punto fermo nei confronti del relativismo morale che, per l’ex Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, rischia di minare dalle fondamenta l’edificio del cattolicesimo. Abbiamo già evidenziato la critica molto aspra nei confronti di un’Europa che alcuni definirebbero scristianizzata, altri secolarizzata, altri ancora laica e liberale e che noi tenderemmo a definire affetta da anti-spiritualità. Non abbiamo certo l’arroganza intellettuale di voler cogliere fior da fiore e utilizzare “a’ la carte” frammenti del pensiero di Ratzinger, piegandoli a nostri utilitarismi: ci sarà tempo e modo di criticare, anche aspramente, da posizioni laiche e liberali, l’intero corpus dottrinario di Benedetto XVI. Ciò con cui ci sentiamo in sintonia è proprio la critica ad un’idea di Europa che promuove, quasi compulsivamente, il dialogo interreligioso con fedi che non siano il cattolicesimo e più in generale il cristianesimo, mentre a quest’ultimo riserva solo disprezzo intellettuale ed aggressività nichilista. Che, anche in nome di ipotetici e fraintesi principi liberali, viene colta da improvvisa afasia quando dovrebbe contestare, in nome degli stessi principi illuministi di cui fa quotidiana professione di fede, gli aspetti più ferocemente avversi alla dimensione umana proposti da alcune confessioni religiose, mentre è sempre incline a denunciare, pavlovianamente, i crimini contro l’umanità e le tenebre oscurantiste di un cristianesimo che è ancora e comunque in fase di rielaborazione di se stesso, e che continua pervicacemente a mettere l’uomo al centro delle proprie riflessioni. Un’Europa che, in nome dell’accettazione dell’altrui spiritualità, rigetta sdegnata l’origine della propria. Ecco, vorremmo soprattutto cogliere questo aspetto, in una prospettiva del tutto laica: l’imprescindibile esigenza di considerare e rispettare la dimensione spirituale umana, che rappresenta il primo canale di comunicazione, dialogo e tolleranza. Non è questione di aspetti dottrinari e di dogmi, quelli li possiamo sempre e comunque contestare e confutare. Quello che ci sentiamo di non poter accettare è lo scherno, la derisione e il disprezzo per una fede così “umanistica” e intimamente radicata nei modelli culturali anche di chi non si dice credente. Ricordate l’”ateismo cristiano” di Oriana Fallaci? Ci piace anche citare una recente frase di monsignor Ravasi: “al giorno d’oggi, è difficile trovare qualcuno che si dica esplicitamente ateo”.
A livello più contingente, di “politica interna” della chiesa cattolica, Ratzinger dovrà affrontare molti e irrisolti problemi, come le spinte a favore di un maggiore decentramento, per intercettare le spinte vitali provenienti soprattutto dai paesi in via di sviluppo: lì troverà i maggiori problemi e dovrà affrontare le contraddizioni più laceranti, ma anche di questo avremo modo di discutere.

P.S. Avremmo pure voluto risparmiarci l’abituale discesa agli inferi della miserrima contingenza politica italiana, ma proprio non ci riusciamo. Cogliamo fior da fiore e segnaliamo il buon Calderoli che si rallegra, perché l’elezione di Ratzinger rappresenterebbe “l’unica cosa non di sinistra che circola oggi in Italia” (sic). Ma soprattutto segnaliamo l’editoriale di Ezio Mauro su Repubblica, un patetico tentativo di analisi, un autentico sfoggio d’insipienza analitica, ignoranza epistemologica e malafede partitizzante:

“ (…) Benedetto sarà probabilmente un Papa guerriero. E qui l’ansia di pensiero forte dei neo-con italiani, privi di una vera cultura di destra, potrebbe sceglierlo come leader, in un abuso pericoloso. A questi atei devoti pronti a strumentalizzare la fede altrui per dotarsi di un fondamento culturale che non sono capaci di costruirsi da soli, il cardinal Ratzinger ha già detto una volta che i precetti cristiani non vivono separati dalla fede, perché la fede “non è una teoria, ma un evento” e Dio stesso “non è un sistema di idee, ma una realtà e un’azione”.

Che dire…suggeriremmo a Mauro di leggersi i fondamentali articoli di Christian Rocca riguardo l’essenza e lo sviluppo del pensiero neocon, i cui principali esponenti tutto rappresentano fuorché una chiesa irreggimentata, trattandosi di prevalente movimento intellettuale, nato e cresciuto nei circoli accademici statunitensi. Francamente, questo reiterato tentativo di etichettare il pensiero neoconservatore, nella sua ancora embrionale declinazione italiana, come figlio del dogmatismo fondamentalista cristiano segnala solo la pigrizia intellettuale e la malafede dei suoi vessilliferi. Scendiamo pure al livello di Mauro, ed auguriamo allo schieramento progressista, che dimostra quotidianamente quanto Parigi (pardon, Roma) valga sempre una messa, di riuscire a mantenere intatte le proprie astuzie intellettuali e le proprie insanabili contraddizioni filosofiche, quando si troveranno direttamente esposte alla grande forza teologica di Joseph Ratzinger.