Una teoria cospirativa propaga la poliomielite

di Daniel Pipes
New York Sun
24 maggio 2005
Pezzo in lingua originale inglese: A Conspiracy Theory Spreads Polio

Una campagna mondiale avviata nel 1988 per debellare l’infezione della poliomielite stava per avere successo quando, all’inizio del 2003, una teoria cospirativa attecchì nella popolazione musulmana della Nigeria settentrionale. Quella teoria cospirativa è riuscita a far ritornare la poliomielite a delle proporzioni epidemiche.

Autore della teoria sembra essere un certo Ibrahim Datti Ahmed, 68 anni, medico e presidente del Consiglio supremo nigeriano per la legge della Shari’a. Ahmed, un islamista, accusa gli americani di correggere il vaccino con un agente che rende sterili le bambine (oppure, in base a un’altra teoria, che le infetta con l’AIDS) e li considera, come scrive John Murphy sul Baltimore Sun, “i peggiori criminali che esistono sulla Terra (…) Persino Hitler non fu malvagio quanto lo furono loro”.
Un medico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) spiega che questo timore che i vaccini antipolio prendessero piede fu causato dalla guerra in Iraq. “Se l’America combatte contro i mediorientali,” recita la logica islamista, “bisogna concludere che essa combatte contro i musulmani”. Gli imam del luogo reiterarono e diffusero la teoria della sterilizzazione, che incontrò un vasto consenso malgrado l’OMS, il governo nigeriano e parecchi medici e scienziati nigeriani assicurassero il contrario.
Ibrahim Shekarau, governatore del Kano, uno dei tre Stati nigeriani che rifiutarono la vaccinazione antipolio, giustificò la scelta asserendo che “è il minore di due mali sacrificare due, tre, quattro, cinque, e perfino dieci bambine [alla poliomielite] piuttosto che permettere che centinaia di migliaia o magari milioni di bambine siano rese sterili”.
Il Baltimore Sun mostra l’esempio di una giovane madre nigeriana che rifiutò di far assumere il vaccino antipolio alle sue figlie. Le bambine ebbero la poliomielite e quando alla donna venne chiesto se fosse pentita della sua decisione, ella replicò senza esitazione alcuna: “No, lo rifarei [ancora]”. Gli abitanti dei villaggi consideravano il programma di vaccinazione come una minaccia e talvolta “mettevano in fuga, minacciavano e aggredivano il personale che somministrava le vaccinazioni. Deluse, alcune squadre di operatori sanitari mollarono lì migliaia di dosi del vaccino piuttosto che affrontare i furenti abitanti dei villaggi”.

A partire dalla metà del 2004 la teoria cospirativa si era diffusa in India, dove un operatore sanitario osservò che nei quartieri degradati “parecchie donne indigenti e analfabete considerano le pasticche antipolio come una falsa strategia per il controllo delle nascite”.

La fobia in base alla quale l’Occidente trasmette malattie ai musulmani non giunge nuova. In un libro del 1997 ho rilevato alcune accuse antecedenti:

Dopo la Seconda guerra mondiale i britannici introdussero in Egitto il colera e la malaria. Un’ostetrica inglese che faceva tirocinio nella provincia algerina di Kabylia venne accusata dal suo furibondo supervisore algerino di essere in combutta con “i sabotatori in camice bianco che passano le loro mani di vagina in vagina, trasmettendo la sifilide alla mia eroica gente!” Un nemico senza nome – presumibilmente americano – ha infiltrato in Iraq malattie mortali attraverso sigarette infestate di vermi. Israele ha trasmesso il cancro ai palestinesi inducendoli a svolgere pericolosi lavori nelle fabbriche o mettendoli a contatto con il fosforo.

La teoria cospirativa del vaccino antipolio ha avuto delle conseguenze dirette: 16 paesi in cui negli ultimi mesi è stata debellata la poliomielite hanno riferito di epidemie della malattia – 12 paesi africani (Benin, Botswana, Burkina Faso, Cameron, Repubblica centrale africana, Ciad, Etiopia, Ghana, Guinea, Mali, Sudan e Togo) e 4 asiatici (India, Indonesia, Arabia Saudita e Yemen). Lo Yemen ha avuto la più grave epidemia di poliomielite con oltre 83 casi, a partire da aprile. L’OMS la definisce come “una epidemia gravissima”.

L’elemento comune, osserva il New York Times, consiste nel fatto che gli episodi di poliomielite sono adesso localizzati “quasi esclusivamente nelle regioni o nei paesi musulmani”. Questo perché, ipotizzano gli scienziati, l’infezione di poliomielite è partita dalla Nigeria in un modo tipicamente musulmano – attraverso il pellegrinaggio alla Mecca (l’hajj), svoltosi nel gennaio 2005. I test confermano che tutti e tre i ceppi asiatici della malattia provengono dalla Nigeria settentrionale.

In reazione a ciò, l’OMS usa parole dure, come le organizzazioni delle Nazioni Unite fanno molto raramente, lamentando che i governi musulmani hanno contribuito alla campagna contro la poliomielite limitandosi a offrire da 3 milioni a 4 miliardi di dollari americani e chiedendo ad essi maggiori finanziamenti. David L. Heymann dell’OMS ha osservato altresì che “sarebbe un buon segno per i paesi islamici vedere che altri Stati islamici lo faranno. Ma questi finanziamenti arriveranno più lentamente di quanto ci aspettiamo”.

Sì, è vero, del denaro extra servirebbe, ma per gli stessi musulmani è più importante osteggiare e sconfiggere la mentalità da teorie cospirative. Questo episodio della poliomielite non è altro che un esempio di come le teorie cospirative che traggono origine nel mondo musulmano recano danno a chiunque, e prima di tutto ai musulmani.