Germania, verso una “sindrome italiana”?

(ANSA) – BERLINO, 25 MAG – La decisione dell’ex leader socialdemocratico Oskar Lafontaine di lasciare dopo 39 anni la Spd è stata commentata in termini positivi da Otto Schily, ministro dell’interno, e tra i più autorevoli esponenti del partito socialdemocratico tedesco.
”Lafontaine è una figura tragica. Ma lui ci dà una chance, quella di far capire più chiaramente alla gente che noi siamo un partito di centro”, ha detto Schily in dichiarazioni oggi al secondo canale pubblico Zdf.
Lasciando la Spd, Lafontaine ha annunciato la sua intenzione di voler lavorare per la formazione di un nuovo blocco unitario a sinistra del partito socialdemocratico, a cominciare dall’unione tra la Pds, il partito dei postcomunisti, e la WASG (Alternativa elettorale per il lavoro e la giustizia sociale), la nuova formazione della sinistra fondata da sindacalisti e dissidenti dell’ala sinistra Spd per protesta contro il programma di riforme del Governo di Gerhard Schroeder. Non è chiaro tuttavia se il poco tempo che resta fino alle elezioni anticipate consentirà la creazione di una tale nuova lista di sinistra.
Il presidente della Spd Franz Muentefering da parte sua si è riferito alla decisione di Lafontaine e al possibile nuovo blocco della sinistra parlando di una ”chiara sfida” per il suo partito. Lui non sottovaluta tali sviluppi ma – ha osservato – non ha notizie di altri esponenti Spd pronti a seguire il progetto di Lafontaine. Cosa questa peraltro confermata dalle dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore da vari esponenti dell’ala sinistra della Spd. Una di essi, la deputata Sigrid Skarpelis-Sperk, ha definito l’annuncio di Lafontaine una ”decisione politicamente sbagliata”. Anche altri socialdemocratici di sinistra, critici nei confronti di Agenda 2010 e del programma di riforme economiche e sociali del governo Schroeder, hanno detto di non voler seguire Lafontaine e di voler continuare a lottare all’interno del partito per una svolta politica.
Hans-Jochen Vogel, ex presidente e uno dei leader carismatici della Spd tedesca, ha notato da parte sua come con l’uscita di Lafontaine ”sia stata fatta chiarezza”.
Intanto l’Istituto demoscopico Emnid ha stimato intorno all’8% il possibile consenso che un nuovo blocco della sinistra guidato da Lafontaine potrebbe coagulare nelle prossime elezioni. Ciò grazie sopratutto alla presenza di un leader carismatico e conosciuto come Oskar Lafontaine. (ANSA).

Per ironia della sorte, la Spd sembra prossima a coronare la propria “lunga marcia” verso il centro dell’elettorato tedesco proprio nel momento di massima difficoltà, dal dopoguerra, dell’economia tedesca, aldilà dell’illusoria ripresa, largamente attribuibile alle esportazioni, segnalata dal dato del prodotto interno lordo del primo trimestre 2005. Lo spazio liberato a sinistra del partito di Schroeder sarà verosimilmente colmato da una coalizione di sinistra radicale e antagonista, similmente a quanto accade da tempo anche in Italia, formata dagli ex comunisti della Pds, dai seguaci di Oskar Lafontaine e da altre formazioni minori. Resta da verificare la posizione che assumerà Joschka Fischer, che guida un partito il cui elettorato è molto più a sinistra di lui, e che finora si è dimostrato uno dei leader meno posticci e più intellettualmente onesti della scena europea.
Gli effetti della crisi economica europea stanno alimentando in Germania la ripresa di una vecchia retorica anticapitalistica, spesso declinata da sinistra nell’abituale pacifismo unidirezionale e da destra nella “tradizionale” xenofobia e cospirazionismo. Quanto vale questa porzione di elettorato? Ad oggi, realisticamente, diremmo intorno all’8-10 per cento dei voti. Ma sarebbe interessante analizzare il bacino elettorale dei partiti di sinistra antagonista. In Italia, ad esempio, Rifondazione comunista ha sempre rifiutato di fornire statistiche sulla provenienza socio-economica e professionale dei propri iscritti, avvalorando la tesi di alcuni analisti, secondo i quali l’elettorato italiano di estrema sinistra proverrebbe più dal pubblico impiego e dalla più ampia sfera dell’assistenzialismo che dalla tradizionale iconografia operaista. Di certo, va rivolto un plauso al coraggio dimostrato da Schroeder, che con la sua Agenda 2010 ha tentato e sta tentando di riformare (secondo alcuni di affossare…) il welfare tedesco. I riformismi veri costano: questo è il concetto che la classe politica italiana, nella sua interezza, non è mai riuscita ad interiorizzare.