Il tabù del mercato

Nei giorni scorsi il ministro della Salute, Storace, ha disposto che le farmacie possano applicare sconti fino al 20 per cento sul prezzo massimo (bloccato per due anni) dei farmaci di fascia C, quelli non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, e che tanto pesano sulle tasche degli italiani. Si tratta di una misura piuttosto bizzarra, nel senso che tenta di utilizzare dei finti meccanismi di mercato per ridurre i prezzi dei farmaci, ma di fatto cerca solo di indurre i titolari di farmacia a privarsi di parte del proprio margine di profitto, quello che si frappone tra i grossisti ed i consumatori finali. Una sorta di moral suasion de noantri, che non ci meraviglia, vista la “cultura” economica di Storace. Meno ancora ci meraviglia la reazione dei farmacisti: sdegnati per essere stati degradati a semplici “negozianti”, si preparano al più classico muro di gomma, spalleggiati dai numerosi liberisti alle vongole che albergano in Forza Italia, primo tra tutti il tesoriere Giacomo Leopardi, che incidentalmente è pure presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, una delle corporazioni medievali che stanno accompagnando il paese alla fossa.
Oggi, l’Antitrust rompe il tabù, inviando in Parlamento una segnalazione in cui si suggerisce di eliminare il “tetto” massimo del 20 per cento allo sconto, che tende a favorire pratiche collusive tra i farmacisti, oltre all’introduzione di confezioni monodose, l’obbligo per i medici di prescrivere solo il principio attivo (e non il brand name, per aumentare la diffusione dei farmaci generici). Ma soprattutto, l’Antitrust suggerisce la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco, consentendo così il loro commercio anche presso punti di vendita della distribuzione organizzata, così come già avviene in molti paesi europei. Non sappiamo quante possibilità di accoglimento abbiano questi “suggerimenti”, soprattutto da parte di un parlamento ormai in mano (anzi, in pasto) a lobbies di ogni genere. Ma quando andremo a verificare gli effetti dell’iniziativa di Storace, magari compiacendoci per la limatura di un paio di punti percentuali ai prezzi e qualcuno verrà a dirci (magari in campagna elettorale), col solito paternalismo economicamente analfabeta, che i cittadini sono stati aiutati a spender meno, ricordiamoci che il mercato è un’altra cosa, e la politica, quella vera, pure.

AGGIORNAMENTO: Storace si dice in disaccordo con i suggerimenti avanzati (e non paventati, come scritto dagli analfabeti di Repubblica) dall’Antitrust, e approfitta per lanciarsi in una fantastica tassonomia-scioglilingua :

” …[Quello del governo, ndr] E’ un provvedimento di stampo liberale mentre l’Antitrust ci sta spingendo verso una posizione più liberista e i farmacisti hanno così l’occasione di uscire da una posizione dirigista“.

…Un po’ come quella anziana tifosa, intervistata prima prima della partita: “Signora, per il derby siete ottimisti'” “Che? Ottimisti? Ma noi siamo romanisti!”