L’Italia che funziona

Unicredito Italiano, la seconda banca italiana per attivi, acquisirà la tedesca HVB Group per 19.2 miliardi di euro in azioni, e darà vita alla più grande banca dell’Europa centrale ed orientale. Gli azionisti HVB otterranno cinque azioni Unicredito per ogni azione posseduta. L’acquisto, che rappresenta il maggior takeover bancario transnazionale in Europa, darà origine ad una compagnia con circa 11 milioni di clienti, soprattutto nell’Europa centrale ed orientale, dove il credito bancario cresce a tassi tripli rispetto alle nazioni dell’Area Euro. Dopo l’acquisizione, Unicredito diverrà l’ottavo gruppo bancario europeo, con 733 miliardi di euro di attivi, sopravanzando concorrenti quali il Credit Suisse e l’olandese Abn Amro. Unicredito, guidato da Alessandro Profumo, si aspetta dall’operazione risparmi netti annui per circa 745 milioni di euro entro il 2008, e mira ad un ritorno sul patrimonio netto (ROE) di circa il 18 per cento nel 2007. La forza lavoro complessiva, pari attualmente a circa 125.000 persone, verrà ridotta in media del 7 per cento.
Unicredito tentò per la prima volta di espandersi in Germania nel 2001, ma i colloqui con Commerzbank fallirono.
Vale la pena ricordare che nel 1999 la Banca d’Italia impedì ad Unicredito, senza motivazioni pubbliche degne di questo nome, di acquisire l’allora Banca Commerciale Italiana, secondo la consolidata prassi di Via Nazionale, improntata alla massima opacità. Di rilievo anche la rapidità con cui dalla Germania è giunto il via libera all’operazione. Anche se i soliti malevoli male informati sosterranno che HVB è una banca con scarsa redditività della gestione caratteristica, e sofferenze piuttosto elevate, resta da sottolineare che si tratta di una realtà molto solida sul piano patrimoniale, e con una divisione di investment banking molto profittevole, ciò che determinerà importanti sinergie con Unicredito.

La banca guidata da Alessandro Profumo resta largamente vincente nel confronto con i concorrenti italiani, sia in termini di ritorno sui mezzi propri che di crescita dei mezzi amministrati e dividend yield (rapporto tra dividendo e prezzo dell’azione), ed ha un rapporto prezzo/utile che la rende ancora conveniente sul mercato. Non si deve sottovalutare la difficoltà e complessità di un’aggregazione di queste dimensioni, in termini di implementazione operativa della fusione, oltre che per le differenti culture aziendali dei soggetti coinvolti. Ma certamente si tratta di un’operazione molto importante, che rende merito a chi, in questo paese, ha saputo lavorare con reali competenze manageriali, senza utilizzare le abituali scorciatoie ed astuzie tanto care alla nostra cosiddetta “classe dirigente”. Nessuno spazio per nazionalismi straccioni e beceri o teorie del complotto contro l’interesse nazionale”, solo la volontà di cogliere delle opportunità in un quadro economico continentale in costante evoluzione. Ora, potrete scommetterci, arriveranno gli aedi del “made in Italy”, un po’ come successe quando Rubbia e Rita Levi Montalcini vinsero il Nobel. Allora ci si “dimenticò” di evidenziare che si trattò del frutto di un lavoro svolto fuori dai patri confini, in strutture di ricerca estere. Oggi, ci si dimenticherà di riconoscere che Unicredito è la meno italiana delle nostre banche, per qualità dei risultati e sprovincializzazione del suo management, ma pazienza. L’essere garruli, queruli e smemorati rappresenta il tratto distintivo della (in)cultura italiana. A tal proposito ecco, puntualissimo, il peana di un grande globalizzatore:

“Complimenti ai manager di Unicredit e mi fa piacere non aver verificato in Germania nessuna posizione di difesa della germanicità della banca che ha rilevato, perché questo e’ un discorso importante per l’Europa e per la cultura del mercato“. Così il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, al suo arrivo a Milano per partecipare all’assemblea annuale di Federchimica, ha commentato l’acquisizione della tedesco-austriaca HVB da parte di Unicredit. “Di buone notizie per il paese – ha esordito Montezemolo – ce ne sono diverse oggi e l’operazione Unicredit e’ importante perché dimostra non solo la qualità del management ma anche il fatto che una banca italiana assume una posizione così importante in Germania e Austria, essendo già leader in Polonia e Bulgaria, e questo e’ un fatto fondamentale. Questa iniziativa – ha concluso Montezemolo – dimostra quello che tutti sosteniamo da tempo e cioè che abbiamo bisogno di banche italiane che diventino più grosse anche per accompagnare le imprese italiane all’estero”.

Ottimo, presidente Montezemolo. Ed ora, per favore, faccia togliere il gran pavese tricolore dalle concessionarie del gruppo Fiat, e stracci il contratto con l’agenzia di pubblicità che ha creato quegli orribili spot autarchico-nazional-popolari. Questo sarebbe già un discreto inizio.

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