Un’economia da libro di testo

La settimana appena trascorsa ha visto la pubblicazione di dati macroeconomici che confermano il rinnovato vigore della crescita statunitense, agevolata dal probabile completamento di un mini-ciclo delle scorte, e dalla ripresa dell’attività d’investimento, dopo la pausa indotta soprattutto da anticipazioni per finalità fiscali, che hanno condizionato il primo semestre dell’anno. Anche il settore automobilistico sembra essere riuscito a ridimensionare il proprio eccesso di scorte, anche grazie ad una politica di sconti sempre più aggressiva, che si riverbera favorevolmente sugli indici dei prezzi, alla produzione ed al consumo, e stimola, unitamente allo sviluppo di occupazione e reddito fin qui generati, la domanda di consumi delle famiglie.

Tra i dati pubblicati, quello sulla produzione industriale, che cresce in giugno di ben lo 0.9 per cento, oltre il doppio delle attese, anche per il robusto contributo delle utilities (più 5.3 per cento mensile), all’avvio della stagione di utilizzo dei climatizzatori. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva sale al massimo da dicembre 2000, al livello di 80 per cento, oltre le stime di consenso, da 79.4 per cento. La manifattura cresce dello 0.4 per cento, sulla spinta della ripresa della produzione automobilistica. La forte crescita nella produzione delle utilities è stata determinata da un aumento del 7 per cento nella generazione di elettricità, a seguito di temperature medie, soprattutto nel Nord-Est e nelle regioni centrali del Nord, superiori alle medie stagionali, circostanza che conferma l’influenza esercitata sul dato complessivo di produzione industriale da fattori climatici stagionali. Dato molto forte, come detto, per la produzione automobilistica, a più 2.9 per cento nel mese, che spinge il dato relativo ai beni di consumo (più 1.2 per cento), dopo il positivo completamento del programma di taglio a produzione e scorte. Prosegue lo crescita nella produzione di semiconduttori, che sembra suggerire che i produttori statunitensi siano riusciti a lasciarsi alle spalle il mini-ciclo delle scorte affrontato nell’ultimo semestre.

I rischi inflazionistici restano ancora ben contenuti, come evidenziato dal dato sui prezzi alla produzione, che in giugno restano invariati, anche grazie agli sconti praticati da produttori automobilistici quali General Motors. Il dato segue la flessione dello 0.6 per cento registrata in maggio. Al netto di alimentari ed energia, l’indice flette dello 0.1 per cento. Le stime di consenso ipotizzavano un incremento dello 0.4 per cento complessivo, e dello 0.1 per cento core, cioè al netto delle voci riferite ad alimentari ed energia.
Il costo dei beni intermedi aumenta nel mese dello 0.1 per cento complessivo, e cala dello 0.2 per cento al netto di alimentari ed energia. Ancora migliore il dato sulle materie prime, in calo del 3.3 per cento nel mese, ed in aumento di solo l’1.7 per cento sull’anno a livello complessivo, e addirittura in calo del 4.3 per cento annuo a livello core.
Positivo il contributo dei veicoli, con i prezzi degli autoveicoli destinati a trasporto passeggeri in calo dell’1 per cento mensile, maggiore flessione da luglio 2004, e quelli degli autocarri che flettono dell’1.7 per cento, soprattutto per effetto del proseguimento ed ampliamento degli sconti da parte di GM, mentre anche Daimlerchrysler e Ford hanno avviato programmi simili.
I prezzi dell’energia crescono nel mese del 2 per cento, ma un importante contributo deflazionistico viene dai prezzi di alluminio ed acciaio, entrambi in calo per eccesso di scorte, verosimilmente anche per effetto delle misure di restrizione amministrativa nell’accesso al credito da parte dei produttori cinesi. Prosegue quindi la pressione disinflazionistica/deflazionistica, che si alimenta da una molteplicità di canali oltre quelli appena citati, quali l’import del tessile cinese e la persistente assenza di pricing power da parte delle imprese in un contesto sempre più globale.

Analogamente, l’indice dei prezzi al consumo resta invariato in giugno, anche sulla scorta degli sconti su auto ed abbigliamento per spingere le vendite. L’invariato nel dato complessivo segue la flessione dello 0.1 per cento nel mese precedente. L’indice core (cioè al netto di alimentari ed energia) cresce dello 0.1 per cento mensile. Le stime di consenso ipotizzavano, per entrambe le definizioni di indice, un incremento dello 0.2 per cento. Per il secondo mese consecutivo il prezzo della benzina è sceso, sia pure frazionalmente, e l’indice dei prezzi è stato frenato anche dalla maggior flessione nei prezzi dell’abbigliamento registrata dal marzo 2003. I prezzi delle auto nuove sono risultati in crescita dello 0.1 per cento nel mese. Finora quest’anno i prezzi stanno crescendo al tasso annualizzato del 3.1 per cento, comparato con il più 4.7 per cento dello stesso mese dello scorso anno, mentre per i prezzi core la variazione è di più 2.2 per cento, contro il 2.5 per cento dello scorso anno.
Anche in giugno è proseguito il contributo favorevole dei prezzi dell’energia, con una flessione dello 0.5 per cento, dopo il meno 2 per cento del mese precedente.

Le vendite al dettaglio crescono in giugno dell’1.7 per cento mensile complessivo, oltre le attese, poste a più 1 per cento, anche per effetto dei tagli ai listini-prezzo praticati da General Motors, che hanno stimolato le vendite di autoveicoli. L’aumento segue la flessione dello 0.3 per cento di maggio, minore di quanto inizialmente riportato. Le vendite al netto delle auto aumentano dello 0.7 per cento, contro attese per un più 0.6 per cento.
Le vendite al netto di auto, carburanti e materiali da costruzione, la misura utilizzata per calcolare il prodotto interno lordo, crescono dello 0.6 per cento mensile, dopo l’invariato del mese precedente.
Le vendite dei concessionari d’auto, che incidono per oltre un quinto della spesa al dettaglio, aumentano del 4.8 per cento nel mese, dopo la flessione dell’1.3 per cento in maggio, come detto anche grazie alla proroga degli sconti praticati da GM, che applicherà alla clientela le condizioni di cui beneficiano i propri dipendenti, uno sconto addizionale in media di 400-500 dollari a veicolo. Le vendite alle stazioni di servizio crescono dell’1.9 per cento mensile, ma occorre sottolineare che nel mese di giugno il prezzo medio della benzina è sceso, da 2.22 a 2.19 dollari al gallone, ad ulteriore riprova della forza dell’economia americana. Buono l’andamento delle vendite presso i general merchandise stores, che includono i department stores, con un incremento dell’1.2 per cento mensile, in parte anche legato ad acquisti legati alla stagione calda, in un mese che è stato mediamente il più caldo e secco da 3 anni, ed ha fatto seguito al maggio più fresco da 22 anni.

Il deficit commerciale si restringe in maggio del 2.8 per cento, al livello di 55.3 miliardi di dollari da 56.9 miliari di dollari in aprile, che rappresentava anche la stima di consenso. La riduzione è imputabile alla flessione dell’import di petrolio, altre materie prime industriali e beni capitali, ed all’aumento dell’export ad un nuovo record.
I dati di aprile e maggio puntano ad un minor deficit nel secondo trimestre rispetto al primo, contribuendo ad una maggiore crescita del prodotto interno lordo, per la prima volta in due anni, che tuttavia potrebbe essere ribaltato nel secondo semestre dal consolidamento di tendenze quali la crescita del prezzo del greggio, il rafforzamento del dollaro e la persistenza di differenziali di crescita tra gli Stati Uniti ed altre aree economiche.

Un piccolo inciso riferito all’Italia: il deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, in atto da alcuni mesi, sta determinando in tutta l’Area Euro, una progressiva ripresa dei livelli di attività, di cui anche l’Italia sta iniziando a beneficiare. La produzione industriale del nostro paese fa segnare in maggio una contrazione dell’1 per cento mensile, contro attese per un meno 0.8 per cento, portando a meno 2.1 per cento la flessione su base annua, anche per uno sfavorevole effetto-confronto. Il dato, tuttavia, ha cancellato solo parte del guadagno del mese precedente (più 1.7 per cento mensile, lievemente rivisto al ribasso). La produzione di energia ha positivamente contribuito al dato complessivo, ed in conseguenza di ciò, la produzione manifatturiera è risultata lievemente peggiore delle attese, a meno 1.1 per cento mensile. Valutando i dati sul bimestre aprile-maggio, per smorzare la volatilità mensile, la produzione è tuttavia in ripresa di un punto percentuale su febbraio-marzo. Sempre su base trimestrale, si rileva un miglioramento sia per i beni d’investimento (più 1.3 per cento sul bimestre precedente) che per quelli di consumo (più 3.8 per cento nel bimestre). La produzione di beni intermedi cresce dello 0.5 per cento, mentre quella di energia cala dell’1.1 per cento. Si tratta dei migliori dati dal terzo trimestre 2003, che potrebbero contribuire a riportare la crescita in territorio positivo nel secondo trimestre, sia pure di un solo decimo di punto percentuale, e con tutte le cautele suggerite dalla congiuntura e dal livello dei prezzi dell’energia.