La guerra di Piero

Giornata intensa per il segretario ds. Improvvisamente assalito dalla realtà, il flip-flopper de noantri decide di riconoscere e segnalare la valenza strategica delle questioni che egli definisce “tipicamente sensibili” (quali quelle che riguardano la vita e la morte, la famiglia e la sessualità), nell’elaborazione programmatica del centrosinistra:

”Non potremo più limitarci, come avvenuto in passato, ad attenzioni sporadiche ed episodiche. Men che meno ci si può illudere, tanto più dopo il referendum, di ricacciare temi come questi nel limbo della libertà di coscienza. Sarebbe un’illusione, tanto più insostenibile in presenza del centrodestra che intende fare del tema dei ‘valori’ un vessillo da battaglia”

Posta in questi termini, non è chiaro se egli sostenga la necessità di maggiore sintonia con i leggendari “moderati” del paese che, secondo Berlusconi, sarebbero quel 75 per cento che non ha votato al referendum sulla procreazione assistita (ce li immaginiamo tutti e 38 milioni, dal primo all’ultimo, pensosamente assorti a meditare sull’eugenetica e sulla teleologia dell’umana esistenza), oppure se intenda la questione in termini di maggiore spinta propulsiva su temi libertari (chiediamo venia per l’impresentabile vocabolo…) da parte di un partito irriducibilmente progressista.
Propenderemmo per la seconda ipotesi, visto anche il coraggio con cui egli rilancia il tema dei Patti civili di solidarietà, pur se con un lessico pesantemente contaminato da residui di sociologismo trentino d’annata:

“E’ necessario riannodare il dialogo e la contaminazione culturale tra laici e cattolici, ma bisogna anche misurarsi con la costruzione di soluzioni concrete, capaci di tenere insieme rispetto delle convinzioni religiose, laicità dello Stato e tutela della libertà di scelta del singolo. E’ il caso delle coppie di fatto, la cui tutela può essere ritrovata in una soluzione legislativa, i pacs. Anche da questa sede sottolineiamo il nostro impegno a sostenere l’iter legislativo dei pacs. Per parte nostra, siamo disponibili e interessati a costruire soluzioni condivise, nell’ambito del dialogo tra laici e cattolici, andando oltre il semplice rispetto della diversità, che è fuori discussione.”

Poi, la stoccata indirizzata ai suoi egemonizzanti compagni di strada della sinistra onirica, pacifinta ed islamofascisteggiante. Dapprima la critica al nuovo giocattolo ideologico di San Nikita di Bari, la chiusura “senza se e senza ma? dei centri di permanenza temporanea per immigrati:

”Strutture come i Cpt appaiono anche a noi, come ai presidenti delle Regioni italiane, oggi disumani e del tutto inadeguati. Avvertiamo l’urgenza di ripensarne le strutture, la distribuzione e il funzionamento. Non pensiamo che l’unico rimedio sia la loro eliminazione, perché se si smantellano strutture di contrasto alla clandestinità, crescerà nell’opinione pubblica paura e diffidenza non solo verso i clandestini, ma verso tutti gli immigrati. Dunque si apra subito un confronto tra governo, Parlamento e Conferenza Stato-Regioni su come affrontare il tema immigrazione e con quali strumenti gestirlo, individuando soluzioni capaci di assicurare civiltà e sicurezza”.

Proposizione vagamente cerchiobottista, come nella migliore tradizione fassiniana, ma raggiunge la sufficienza. Poi, l’affondo finale:

”Ci appare francamente non comprensibile l’atteggiamento di quei settori del centrosinistra che, ancora in questi giorni, hanno votato in Parlamento contro le missioni di pace decise dalle Nazioni Unite. Ci auguriamo davvero vi sia nei nostri alleati una riflessione seria su questi temi e che sin dal prossimo esame parlamentare di tali missioni, alla fine del 2005, si possa acquisire un atteggiamento nuovo, capace di consolidare l’affidabilità politica dell’intero centrosinistra”.

Quest’ultima affermazione è addirittura eroica, visto che le truppe italiane sono in Iraq sulla base della Risoluzione 1511 dell’Onu. Forse accortosi della lieve incoerenza, Fassino prosegue a far stridere le proprie unghie sui vetri, mentre intona la Marsigliese:

”Non abbiamo ragione di cambiare il nostro giudizio sulla guerra in Iraq né dunque di cambiare il voto in Parlamento, ma non per questo vogliamo eludere la responsabilità di indicare una strada per come cambiare, radicalmente, la situazione in Iraq. Porre il tema del rientro dei nostri soldati non significa ritrarsi da responsabilità che possono essere perseguite in altro modo”

Non invidiamo Fassino. Desideroso di presentare la propria coalizione come forza di progresso, modernizzatrice e soprattutto laica, si trova costretto a percorrere un sentiero stretto, ripido e scivoloso: da un lato, il desiderio di ottenere legittimazione presso le gerarchie ecclesiastiche, perché Palazzo Chigi val bene una messa (come ben sa il “cattolico adulto” Prodi), nell’illusorio tentativo di ottenerne un endorsement che non arriverà; dall’altro, il fanatismo ideologico della sinistra onirica e collaborazionista, senza la quale non avrebbe i numeri per aspirare a governare. Assisteremo ancora a lungo a queste contorsioni da fachiro, ed avremo modo di tornare sull’argomento in un futuro molto prossimo.

UPDATE: a sole tre ore di distanza dalla pubblicazione di questo post, parlando di fachiri, ecco la prima contorsione.

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