Orwell a Pechino

Sul sito web di Yahoo China si può leggere che agli utenti è fatto divieto di postare contenuti che “divulgano segreti di stato, sovvertono l’ordinamento di governo o minano l’unità nazionale”. Malgrado simili amenità, Yahoo ha investito, un paio d’anni fa, 120 milioni di dollari per acquisire un motore di ricerca cinese. Lo scorso anno la società di Sunnyvale ha avviato un sito di aste online, un mercato che in Cina genera 1,1 miliardi di dollari l’anno, e che quest’anno è atteso crescere del 30 per cento. Le restrizioni sui contenuti non hanno disincentivato le aziende americane dall’investire nel mercato cinese della tecnologia.

La Cina conta attualmente 94 milioni di navigatori internet, agevolati dall’ampia disponibilità di linee telefoniche: tra fisso e mobile se ne contano 667 milioni, una ogni 1.9 abitanti. Per poter accedere al promettente mercato cinese, compagnie quali Microsoft Networks, sussidiaria dell’azienda di Redmond, sono disposte a conformarsi alla legislazione sulla censura. Ad esempio, MSN ha costituito in maggio una joint venture con la società statale Shanghai Alliance Investment, per dar vita al portale MSN China, che fornisce anche servizi di blog. Quando un utente digita, nel titolo di un post, le parole cinesi che equivalgono a “libertà” o “democrazia”, ottiene un messaggio d’errore che recita: “Dovete inserire un titolo per il vostro contenuto. Il titolo non deve contenere linguaggio proibito. Si prega di digitare un titolo differente.”

La censura non sta quindi impedendo l’investimento nel settore della comunicazione, che continua a crescere a ritmi esponenziali, e rappresenta un vastissimo mercato pubblicitario, largamente inesplorato. BlogChina.com, l’operatore di un servizio blog basato a Pechino, negli ultimi due anni ha aumentato il numero degli utenti registrati da 300.000 mila ad oltre 2 milioni, ed ha ricevuto la dotazione di capitale necessaria allo startup dal fondo di venture capital Softbank Asia Infrastructure. Dei 210 dipendenti di BlogChina, 10 lavorano a tempo pieno al monitoraggio dei contenuti dei post, per verificarne la rispondenza alle leggi sulla censura.

Lo stretto controllo sui contenuti tende ad aumentare la rischiosità dell’iniziativa imprenditoriale, ed aumentarne il fattore di sconto in termini economici, come dimostra l’esempio di Sina Corp., il più popolare motore di ricerca internet cinese, quotato al Nasdaq, il cui prezzo subì un calo dell’11 per cento in una sola seduta borsistica, a febbraio, dopo che la società segnalò una riduzione del fatturato a causa delle restrizioni, imposte dalle autorità, alla pubblicazione degli oroscopi, in applicazione della direttiva che proibisce contenuti “superstiziosi” o “feudalistici”.

La Cina regolamenta il traffico internet per mezzo di almeno 12 agenzie governative e di partito dai nomi rigorosamente orwelliani, tra cui il Ministero dell’Industria dell’Informazione, il Dipartimento Centrale di Propaganda e l’Ufficio dei Segreti di Stato. La censura comprende livelli multipli di controllo e regolamentazione, tecnica e legale, dai cybercafè fino al backbone di rete. Le regolamentazioni proibiscono agli utenti di “incitare al rovesciamento del governo e del sistema socialista”, “danneggiare l’unità nazionale”, “distruggere l’ordine della società”, “promuovere superstizioni feudali”e “danneggiare la reputazione degli organi dello stato”, secondo quanto pubblicato sul sito del Ministero della Pubblica Sicurezza. L’internet-polizia cinese non si limita a monitorare i siti web, ma dispone anche di software per individuare delle keyword sovversive negli email e nei download. Il governo dispone anche di squadre di propaganda che agiscono sotto copertura nelle chat per “pilotare”e sorvegliare le discussioni.

Possiamo quindi affermare che, ad oggi, la Cina rappresenta un evidente fallimento nell’ideologia del free flow informativo come veicolo di propagazione della libertà di espressione, ed un sinistro esempio di come mercato e democrazia non siano necessariamente destinati ad autoalimentarsi e rafforzarsi reciprocamente.