Collettivismo demografico

In Cina, come segnala un reportage Ansa, la pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate è ancora diffusa nelle zone rurali, secondo la denuncia di Teng Biao, un giovane professore universitario di Pechino. Dopo una visita nella contea di Yinan, nella provincia settentrionale dello Shandong, Teng ha denunciato una serie di spaventosi abusi commessi nei mesi scorsi da un gruppo di funzionari locali tra cui il presidente della contea, Zhu Hong Guo, e il capo del locale Dipartimento per la Pianificazione Familiare, Du Feng Ze.

Secondo la denuncia del giovane intellettuale almeno settemila donne sono state costrette ad abortire o a farsi sterilizzare tra aprile e giugno di quest’ anno nella contea.
Tutti gli aborti sono stati eseguiti contro la volontà delle donne ed in alcuni casi contro il parere dei medici. Le violenze non sono avvenute solo a Yinan ma anche in altre delle 12 contee di Linyi. Migliaia di persone sono state arbitrariamente arrestate e picchiate selvaggiamente tanto che
almeno cinque – delle quali Teng è in grado di fornire nomi e indirizzi – sono morte. Nonostante che gli articoli di Teng siano stati pubblicati da una serie di siti Internet cinesi e ripresi dalla stampa internazionale nessuno dei responsabili è stato punito. L’ unico risultato è che l’avvocato di Yinan che per primo ha denunciato la situazione, Chen Guangcheng, è stato liberato dagli arresti domiciliari, dopo una detenzione durata oltre due mesi.

“All’inizio dell’ anno – racconta Teng Biao – ho incontrato Cheng, che era venuto a Pechino per cercare aiuto. Con altri colleghi abbiamo deciso di verificare se le terribili storie che ci aveva raccontato fossero vere”. Teng e i suoi colleghi sono stati sul posto per tre settimane, durante le
quali hanno intervistato centinaia di persone. Il risultato è agghiacciante. La storia comincia un anno fa, quando i leader locali – in un rituale che in Cina non è cambiato dai tempi della Rivoluzione Culturale – vennero ”criticati” dai loro superiori perché nella contea si erano registrate troppe nascite. Il nuovo obiettivo per il 2005, gli fu comunicato, sarà di un massimo di 11.600 nascite (su una popolazione totale di circa un milione di persone). Subito i funzionari cominciarono a censire le donne incinte, ordinando aborti e sterilizzazioni. La reazione di buona parte delle donne fu quella di abbandonare le loro abitazioni, rifugiandosi da parenti e conoscenti che vivono in altre province. Per rappresaglia, i dirigenti ordinarono ai parenti e in alcuni casi ai vicini di casa delle donne di partecipare a delle ”sedute di addestramento” sulla necessità della pianificazione familiare.

Anche le ”sedute di addestramento” sono un’ eredità della Rivoluzione Culturale e i metodi usati dai funzionari oggi non sono molto diversi da quelli delle feroci ”guardie rosse” che imperversarono tra il 1966 ed il 1976 nella Cina di Mao Zedong.
“Non ci sono professori e non ci sono libri. Tutto l’equipaggiamento consiste in due bastoni ed una frusta”, spiega il professore. Decine di persone sono state costrette a passare giorni e settimane rinchiuse in una improvvisata prigione subendo spesso violente bastonature. Come se la detenzione e i maltrattamenti non bastassero, alle vittime viene chiesto di pagare cento yuan (circa dieci euro) al giorno per partecipare alle ”sedute”. ”Questa è la seconda ragione per la quale i funzionari continuano ad usare questi metodi: oltre a fare bella figura con i superiori rispettando le quote, hanno anche un buon guadagno”, aggiunge il professore.

Teng, Chen Guangcheng e le altre persone che hanno partecipato all’inchiesta non hanno fino ad ora subito conseguenze gravi ma sentono che per loro non tira una buona aria. Chen racconta che il vicesindaco di Linyi gli ha detto: ”La tua denuncia è stata una cosa buona, però avresti dovuto farla attraverso gli appropriati canali legali e non attraverso la stampa straniera”.
La politica di controllo delle nascite in vigore in Cina dalla fine degli anni settanta prevede che nelle città le coppie possano avere solo un figlio. Nelle zone rurali, come Yinan, è permesso avere un secondo figlio se la prima volta nasce una femmina. La sanzione prevista dalla legge per chi viola la regola è il pagamento di una tassa il cui importo può superare i centomila yuan (diecimila euro). Con 1,3 miliardi di abitanti, la Cina è il paese più popoloso del mondo.

Si consolida, quindi, il modello di sviluppo socio-economico cinese, basato su un mix di liberismo economico, dirigismo amministrativo e sistematica violazione dei diritti umani. Sfortunatamente, i legami economici e finanziari della Cina con il resto del mondo, e segnatamente con l’Occidente, hanno ormai superato il punto di non-ritorno: quello che impedirebbe, ammesso e non concesso di averne la volontà politica, qualsiasi tentativo di ingaggiare con Pechino un contenzioso sui diritti umani, senza che ciò determini disastrose conseguenze economiche per i paesi occidentali.

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