Ma noi siamo diversi – 2

Spigolando tra le pagine dell’interessantissimo libro di Luca Ricolfi “Perché siamo antipatici?”, abbiamo trovato alcuni passaggi illuminanti circa il fatto che la dialettica politica di questo paese è malata, cosa che già sospettavamo, non solo e non tanto per la mancanza di lettura e memoria storica condivisa, che porta al rifiuto della legittimazione dell’avversario, ma perché una parte politica ha scelto, dapprima consapevolmente, poi per stratificazione culturale, infine per coazione a ripetere, di negare in radice la moralità dello schieramento e dell’elettorato “nemico”.

Ricolfi cita, ad esempio, il testo della pubblicità di Micromega, pubblicato tempo addietro su Repubblica. Ecco come si autopresenta la rivista:

L’Italia della mafia e della menzogna, della corruzione e dell’impunità, del berlusconismo e dell’inciucio

    oppure l’Italia

di Scarpinato e Ravera, Luzi e Travaglio, Pardi e Cofferati, Sansa e La Regina, Vattimo e Brigantini

Che cosa capisce il lettore di fronte ad una contrapposizione così? Come minimo che da una parte c’è il male – il mondo berlusconiano -, e dall’altra c’è il bene, rappresentato da un manipolo di “salvatori”, evidentemente autoproclamatisi tali. Ma non è detto che il lettore sia in grado, da solo, di cogliere tutta la portata della posta in palio. Urge un’ulteriore spiegazione. Dobbiamo aiutarlo a capire fino in fondo la natura titanica dello scontro in atto.Ed ecco, in fondo alla réclame della rivista, in rosso, il riquadro chiarificatore:

    Le due Italie: uno scontro di civiltà.

Nientemeno. Lo scontro di civiltà, tenacemente negato quando a prospettarlo sono personaggi come il politologo Huntington o la giornalista-scrittrice Oriana Fallaci, riemerge prepotentemente per descrivere nientemeno che la sfida mortale in atto in Italia. Scontro di civiltà. O meglio, scontro tra la civiltà e la barbarie. Già, perché quando poi si leggono attentamente i testi si scopre che non si tratta di uno scontro tra due concezioni, due progetti o due modi di essere degli italiani, bensì dello scontro tra la parte sana e quella malata del paese. Lidia Ravera, che nella pubblicità di Micromega occupa il secondo posto nella lista dei salvatori, lo aveva chiarito già qualche mese prima, recensendo su l’Unità il libro di Pancho Pardi sui movimenti (“La spina nel fianco”). Da una parte, “l’ala egoista del paese, quella che pensa solo alle sue tasche”, ovviamente sollecitata e incoraggiata dalle promesse governative. Dall’altra, l’Italia del libro di Pardi, definita “l’ala sana del paese, quella che si prende a cuore (I care?) concetti astratti come giustizia e democrazia, solidarietà e diritti, libertà e responsabilità”. Un arcipelago di soggetti “di livello culturale elevato”, che “non scendono in piazza per il proprio interesse economico”. Qui c’è un salto, un’escalation. Non si tratta della critica di una politica, di un governo, di una classe dirigente, o dei militanti della parte avversa. No, qui c’è un’idea precisa dell’Italia, e delle fratture che la dividono. Da una parte c’è la parte sana del paese, che incarna la civiltà e l’altruismo, e che ovviamente guarda a sinistra. E dall’altra c’è la parte malata del paese, che incarna la barbarie e l’egoismo, e che ovviamente guarda a destra. Uno schema, questo dell’Italia sana e dell’Italia malata, che per il gruppo di Micromega deve essere proprio un’ossessione, se è vero che esattamente lo stesso titolo – le due Italie – era stato dato ad un fascicolo di qualche anno prima, subito dopo la catastrofe del 2001.

(continua…)