Sarkozy-Royal: la sfida dell’economia

In vista del ballottaggio di domenica 6 maggio, tentiamo di analizzare i programmi economici dei due candidati alla presidenza francese. La competizione tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal si risolve nella diversa enfasi attribuita a competitività e consumi. Sarkozy appare più un supply sider (per quanto sui generis ed autenticamente francese): riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese, eliminazione delle penalizzazioni sul ricorso al lavoro straordinario, attenuazione dei vincoli alla legislazione sul lavoro. Ségolène Royal, per contro, punta al rilancio della domanda attraverso l’aumento di sicurezza del lavoro, spesa pensionistica e salario minimo.

L’obiettivo dei due candidati è quello di rilanciare un’economia che cresce meno di quella tedesca, soffre di una progressiva perdita di competitività, come testimoniato dalla costante riduzione della quota francese sul totale dell’export europeo e dal maggior deficit delle partite correnti da un quarto di secolo, e di un tasso di disoccupazione, oggi all’8.8 per cento, che è il maggiore tra le 13 nazioni che condividono l’euro. La crisi francese si sostanzia quindi in una competitività debole ed una crescita mediocre.

Oltre alle misure sopra indicate, Sarkozy punta anche ad esonerare dalla tassa di successione i patrimoni “piccoli e medi”, limitare la pressione fiscale complessiva al 50 per cento del reddito (non esattamente un obiettivo reaganiano), e sostituire solo la metà dei pubblici dipendenti che vanno in pensione. Secondo gli economisti delle principali banche d’affari internazionali, la piattaforma di Sarkozy appare un coerente (pur se blando) programma riformista pro-mercato, che dovrebbe migliorare il potenziale di crescita. Ma l’ex ministro dell’Interno e delle Finanze non è esattamente un liberista: definisce il libero commercio senza restrizioni una “politica ingenua”, sostiene i salvataggi pubblici delle aziende in crisi, e vuole che la Banca Centrale Europea tenga in maggiore considerazione la crescita, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sull’inflazione, nella determinazione dei tassi d’interesse.

Sarkozy tenta di promuovere il proprio programma attraverso l’utilizzo di parole di rassicurante valenza simbolica, quali “protezione”, anche per vincere le resistenze dei francesi che finora si sono dimostrati assai poco pazienti verso programmi che, come quello di Sarkozy, tendono a produrre disagi prima di pagare i propri dividendi. Come ben ricorda Jacques Chirac, che nel 1995 fu costretto a rimangiarsi a suon di scioperi generali le progettate riforme del sistema pensionistico e sanitario, oltre ad esser stato costretto a sconfessare, lo scorso anno, il suo primo ministro De Villepin, e a diluire fortemente la legge che rendeva più semplice licenziare senza giustificato motivo né indennizzo entro i primi due anni di lavoro i giovani di età inferiore a 26 anni.

Sempre dal versante del mercato del lavoro, Sarkozy vuole aumentare l’indennità di disoccupazione, allineandola al salario minimo (SMIC), ma vuole attivare una assai blanda forma di welfare-to-work, prevedendo che il richiedente l’impiego non possa rifiutare più di tre offerte di lavoro corrispondenti alle sue competenze.

Per contro, il programma di Royal può stimolare da subito l’economia ma senza fare molto per migliorarne la competitività di lungo periodo. La candidata socialista vuole aumentare il salario minimo del 20 per cento, portandolo a 1500 euro entro il 2012, aumentare le pensioni minime e creare 400.000 impieghi finanziati con fondi pubblici. La protezione del lavoro verrebbe realizzata abrogando la figura contrattuale che consente alle piccole imprese di licenziare senza giustificato motivo i neo-assunti entro i primi due anni dalla loro assunzione, oltre ad estendere la settimana lavorativa di 35 ore all’intera economia e revocare i sussidi alle aziende che delocalizzano. La Royal vorrebbe anche promuovere un bizzarro “sindacalismo di massa” in un paese il cui tasso di sindacalizzazione è intorno all’8 per cento, ma dove i sindacati hanno un’influenza del tutto sproporzionata rispetto alla propria rappresentanza formale, un paese dove le persone sono mentalmente incapaci di ritenere che la risposta ai problemi della società possa essere trovata fuori dall’intervento statale. In questo senso, ogni tentativo riformatore di Sarkozy dovrà scontrarsi con le forti resistenze sindacali, e non siamo così sicuri che il candidato neogollista abbia capacità, motivazione e reale sostegno popolare per farlo.

Per ridurre la disoccupazione giovanile, Royal vuole introdurre un “contratto di prima opportunità“, che pone a carico dello stato il primo anno di retribuzione di 120.000 lavoratori non qualificati. Secondo alcuni economisti, le proposte della candidata socialista puntano esclusivamente a rafforzare la domanda dei consumatori, che rappresenta i due terzi dell’economia francese, senza affrontare le barriere alla crescita ed innalzare permanentemente il potenziale di sviluppo.

Come è facile constatare, si tratta di due programmi non particolarmente innovativi. Quello di Royal in alcuni punti appare addirittura di vetero-sinistra, e verosimilmente piacerebbe alla sinistra radicale italiana per l’ulteriore accentuazione del mito dello stato-baby sitter che assiste dalla culla alla tomba. Il programma di Sarkozy, come detto, è un limitato tentativo di ristrutturare l’economia francese dal versante dell’offerta, ed in questo senso è più razionale e funzionale a stimolare una crescita di migliore qualità. Ma si tratta pur sempre di un aggiustamento al margine. E’ significativo che i due candidati abbiano accuratamente tenuto in secondo piano, o più propriamente ignorato, il tema del finanziamento delle riforme, che non sono certo a costo zero, peraltro in un paese in cui la dimensione del settore pubblico ha ormai raggiunto il 54 per cento dell’economia, la seconda tra i maggiori paesi industrializzati (dietro la Svezia), e dove il gettito fiscale assomma al 51 per cento del prodotto interno lordo.

In sintesi, e a nostro giudizio, sul piano della gestione dell’economia Sarkozy è ovviamente preferibile alla Royal, ma siamo ancora molto lontani da quella rivoluzione liberista che attendiamo nel cuore dell’Europa.

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