Venite in ufficio, sarete premiati

Lo scorso 6 aprile, subito dopo l’annuncio dell’avvenuto accordo tra governo e sindacati di un aumento medio mensile lordo di 101 euro per i pubblici dipendenti, stimato dal governo nel 4.5 per cento nel biennio 2007-2008 (inferiore quindi al 5.1 per cento concesso dal governo Berlusconi), si diffuse la voce di un blocco temporaneo della contrattazione integrativa, che il governo avrebbe voluto subordinare all’attuazione del memorandum d’intesa sul recupero di produttività e di meritocrazia nella pubblica amministrazione, secondo canoni che il ministro Padoa Schioppa, nell’abituale dissociazione che caratterizza la sua permanenza a via XX Settembre, si affrettò a definire “storico”. Apriti cielo. I sindacati, che evidentemente avevano firmato il memorandum al solo scopo di sbloccare gli aumenti, minacciarono scioperi e “mobilitazioni”, in un crescendo rossiniano da far coincidere con l’approssimarsi del primo turno delle elezioni amministrative, a fine maggio. Il governo ha risposto ribadendo il proprio convincimento nella “rivoluzione meritocratica” e siglando il contratto integrativo del Tesoro sulla distribuzione delle risorse destinate all’incentivazione della produttività tra i dipendenti del Ministero, pari a circa due mensilità.

Ebbene, a conferma di quanto rivoluzionario sia il nuovo approccio governativo alle gestione delle relazioni sindacali nel pubblico impiego, ben il 70% delle risorse verrà assegnato sulla base della semplice presenza del ministeriale sul posto di lavoro. Venite in ufficio, cari statali, e sarete premiati, secondo il singolare concetto di produttività in salsa sindacale. E se siete distaccati per permesso sindacale, don’t worry, be happy: il premio di “produttività” vi spetta comunque. Ma quello che è ancor più storicamente rivoluzionario, per dirla con il ministro Padoa Schioppa, che è formalmente il datore di lavoro dei beneficiati da tale meritocratico progetto-pilota, è la ritrovata severità dello Stato che ha deciso, nell’assegnazione del restante 30 per cento del premio (sulla base di un sistema di punteggi interni all’ufficio, senza alcuna forma di controllo esterno, che finora si è tradotto in voti altissimi per gli alacri ministeriali), che le erogazioni vengano attribuite anche a chi è stato sanzionato, con sospensione del servizio o con multe, per reati commessi sul posto di lavoro. Questi dipendenti infedeli subiranno la punizione di un premio decurtato di ben il 20 per cento rispetto ai loro colleghi onesti ma, per dimostrare che le sanzioni hanno senso solo se finalizzate al recupero del reo alla società, la decurtazione varrà limitatamente all’anno in cui è stato commesso il reato; l’altra mensilità in più ce l’avranno tutta anche loro.

Un approccio realmente rivoluzionario, un modello di severità ed equanimità, ove si consideri che il precedente contratto integrativo neppure prevedeva questa draconiana sanzione. Dopo aver tracciato la strada per fare della pubblica amministrazione il modello della crescita della produttività italiana, il governo si avvia a firmare gli altri integrativi, incluso quello della scuola, da sempre nota per il fondamentale apporto allo sviluppo morale e civile del paese, in perfetto orario per la prima tornata elettorale del 27 e 28 maggio. Gli aumenti saranno spesati nella Finanziaria 2008, ma decorreranno dal primo gennaio di quest’anno. Il tesoretto è felicemente collocato. Per il bene dell’Italia.

(Hat tip: Tito Boeri & Pietro Ichino)