Splendidi utilizzi di bellissime tasse – 2

L’Italia spende attualmente fino a un milione di euro alla settimana, 200mila euro al giorno, per smaltire la parte dei rifiuti campani inviata in Germania. E’ quanto emerge da un articolo pubblicato oggi dal settimanale tedesco Der Spiegel nella sua edizione online. Il settimanale cita un manager della società Ecolog (Gruppo Ferrovie dello Stato), che ha parlato a condizione di mantenere l’anonimato, e scrive che attualmente partono dall’Italia alla volta della Germania due treni al giorno pieni di rifiuti campani.
I due treni, spiega il settimanale sulla base delle informazioni ottenute dalla Ecolog (società in partnership con le imprese di smaltimento rifiuti tedesche) trasportano un totale di 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno, pari a circa un settimo delle circa 7.200 tonnellate prodotte quotidianamente dalla regione.
Il manager della Ecolog, prosegue il settimanale, parla poi dei costi di smaltimento: dai 170 ai 200 euro per ogni tonnellata (trasporto incluso), pari quindi a un massimo di 200mila euro al giorno.

Sono due le società tedesche citate dalla testata che accolgono i rifiuti campani, la Remondis e la Wev (Westsaechsischen entsorgungs und verwertungsgesellschaft). Già questa settimana, interpellato dall’ANSA, un portavoce della Remondis aveva spiegato che attualmente la società riceve dall’Italia fino a cinque treni carichi di rifiuti ogni settimana. Da parte sua, un manager della Wev ha spiegato al settimanale tedesco che dall’Italia arriva in media un treno al giorno.
La Wev, aggiunge lo Spiegel, smaltisce i rifiuti campani (in un impianto di Lipsia) dalla metà dell’anno scorso, mentre la Remondis (che li brucia in un termovalorizzatore di Bremerhaven, vicino a Brema) lavora in partnership con la Ecolog dal 2001.

Con buona pace dei cittadini campani che pagano la tassa di smaltimento dei rifiuti, che nei comuni della regione è tra le più alte d’Italia. Al netto dei fenomeni di evasione, s’intende. Oltre che con buona pace dei contribuenti del resto d’Italia, chiamati periodicamente a pagare il conto di queste follie, rubricate sotto la voce “solidarietà“.

Date le premesse, deve trattarsi di un disvalore, evidentemente.

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