Finché linea non cada

Duro colpo per l’Arcivescovo di Canterbury e la sua tesi della “inevitabilità” dell’ingresso della Sharia nel sistema legale e giudiziario del Regno Unito. Una corte d’appello britannica ha rifiutato di riconoscere la validità di un matrimonio islamico celebrato al telefono nel 2006 tra un cittadino britannico autistico, che vive a Londra, e una donna in Bangladesh, anche se l’unione è considerata valida dalla sharia.
L’uomo, 26 anni, identificato solo con le iniziali IC, ha il cervello di un bambino di 3, ed è originario del Bangladesh. I suoi genitori, che risiedono in Inghilterra da molti anni, hanno organizzato il matrimonio al telefono con una donna che avevano scelto per lui nel paese d’origine, le cui iniziali sono NK. La ragazza avrebbe poi ottenuto un visto per emigrare nel Regno Unito.

Il matrimonio, valido secondo la legge islamica e quella del Bangladesh, era stato tecnicamente celebrato in quel Paese. La famiglia di IC richiedeva il riconoscimento anche ai sensi della legge britannica. Il caso, portato all’attenzione del tribunale dai servizi sociali di Westminster, che da 22 anni offrono servizi di sostegno per il giovane autistico, è stato esaminato dalla corte d’appello che ha concluso che IC non può dare il suo consenso consapevole alle nozze né ai rapporti sessuali, visto il suo stato mentale. Se ci fosse stato un rapporto sessuale tra i due, hanno argomentato i giudici, ”NK sarebbe stata colpevole di stupro”, e l’intera vicenda del matrimonio, organizzato senza il suo consenso ”equivale a un abuso”.

IC e NK non si sono mai incontrati né probabilmente lo faranno mai: la corte ha anche emesso un’ordinanza che impedisce contatti, in quanto il giovane è considerato facilmente influenzabile. Negato anche il diritto della famiglia di appellarsi alla Camera dei Lord. Si attende ora una presa di posizione di Rowan Williams, per evitare che questo pronunciamento finisca col minare la “coesione sociale” nel Regno Unito.