L’Età del Ferro

Le acciaierie cinesi hanno raggiunto un accordo con la compagnia mineraria anglo-australiana Rio Tinto per la fornitura annuale di minerale ferroso a prezzi maggiorati in media dell’85 per cento sull’anno precedente, con punte fino al 96,5 per cento. Nel 2007 la fornitura annuale aveva registrato incrementi medi di prezzo del 9,5 per cento. Si conferma quindi la forte domanda di materie prime da parte dei mercati emergenti asiatici, e si conferma anche il momento magico degli steelmakers: il signor Mittal sarà contento.

I forti rincari del minerale ferroso sono destinati a riflettersi nei prezzi dei fattori produttivi utilizzati soprattutto nei settori delle costruzioni, automobilistico e dei macchinari. Questo significa inflazione dei prezzi alla produzione: affinché si trasformi in inflazione al consumo occorre che i produttori abbiano pricing power, riescano cioè a trasferire sui consumatori finali i maggiori costi di materie prime e semilavorati. E poiché non ci pare proprio che il cavallo-consumatore beva (almeno in Occidente) ciò è destinato a tradursi in una compressione dei margini dei produttori al dettaglio. Tutto questo bel panegirico per suggerirvi di stare lontani (e di continuare a stare lontani) dalle azioni delle società operanti nei beni durevoli di consumo che hanno una base di consumatori prevalentemente concentrata in Occidente. Marchionne dixit.

Altre due note a margine. L’accordo Cina-Rio Tinto è avvenuto a prezzi maggiori di quello del contratto stipulato dai cinesi con i brasiliani di Vale, che mesi addietro aveva visto rialzi compresi tra il 65 ed il 71 per cento. Questo sia per la persistente pressione della domanda che, soprattutto, per il fatto che gli australiani hanno incorporato nel rialzo anche parte (sembra solo il 10 per cento) dei costi di trasporto del ferro dal Brasile alla Cina. Il rialzo dei prezzi dell’energia ha fatto diventare il mondo un po’ più grande, e la distanza tra produttori e consumatori è rientrata nelle valutazioni di convenienza economica. Da ultimo, segnaliamo che questi accordi di fornitura sono tipicamente bilaterali, ed avvengono in assenza di mercati a termine. Niente futures, solo consegna fisica del sottostante. Niente speculatori cattivoni a cui dare la colpa. Nessuna magnum di champagne speculativo su nessun carico di ferro. Qualcosa su cui riflettere, tra uno slogan e l’altro.