La fabbrica dei tesoretti

Su lavoce.info Tito Boeri segnala che il Dpef 2009-2013, varato due settimane fa dal governo, prevede stime estremamente pessimistiche riguardo il fabbisogno di cassa: 46,1 miliardi a fine anno contro i 23,5 miliardi di euro registrati a fine giugno. Un vero e proprio tracollo, soprattutto considerando che, storicamente, il fabbisogno di cassa (che è cosa diversa dall’indebitamento netto della pubblica amministrazione, sul quale si calcola il rispetto dei parametri di Maastricht, e che è un criterio di competenza) tende a migliorare nel secondo semestre. Il Dpef prevede una crescita del pil nominale (la grandezza rilevante per le entrate fiscali) del 3,5 per cento quest’anno: un dato molto realistico e conservativo, soprattutto considerando che abbiamo un’inflazione tendenziale ormai prossima al 4 per cento (e che ci riporta a sentire l’acuta mancanza della restituzione integrale ed automatica del fiscal drag). E quindi, da dove esce quel numero?

Beninteso, è corretto e ragionevole assumere ipotesi prudenti sulla crescita economica, soprattutto in questa fase congiunturale, ma il governo sembra aver ecceduto in pessimismo. Boeri segnala il rischio della ripetizione della manfrina del tesoretto, attraverso l’assunzione di ipotesi pessimistiche su entrate e spese. Non neghiamo la gravità della situazione economica, ma proprio per questo motivo siamo anche consapevoli dell’importanza di uno stimolo fiscale quale potrebbe essere la riduzione delle aliquote dell’imposta sui redditi personali, ovviamente effettuata non in deficit spending.

Boeri segnala anche l’esigenza che il parlamento possa disporre di un Servizio Bilancio di Camera e Senato in grado di consentire agli eletti di poter valutare le condizioni in cui versa la finanza pubblica. Ma, come noto, l’informazione è potere, e la sua diffusione rischia di erodere alcune consistenti rendite di posizione, politica e non solo. Porsi in continuità con i giochetti contabili di Prodi, Visco e TPS non sarebbe esattamente una medaglia al valore per Berlusconi e Tremonti.