Evasione fiscale e crescita italiana

In merito a questo articolo, un lettore scrive:

Vorrei chiederLe se non considera primario un intervento radicale sull’evasione fiscale, cancro della nostra società, che consentirebbe di incrementare enormemente il saldo primario e, perché no, renderebbe più accettabile, quale esempio positivo, qualsiasi intervento sul welfare.
Peraltro, basterebbe volerlo; ad esempio imponendo una sorta di “informatizzazione” della circolazione monetaria.
Utopia?
Non credo, se poi l’alternativa sarà quella di “arrancare” in eterno come sistema paese.

Crediamo che giungere alla piena tracciabilità dei pagamenti (a cui probabilmente il lettore si riferisce) sarebbe un passaggio dirimente, ma occorrerebbe un patto tra fisco e contribuenti, o meglio tra classe politica da una parte e contribuenti dall’altra.

Premesso che mai si dovrebbe considerare extragettito i maggiori contributi previdenziali, come quelli derivati dal trasferimento all’Inps dei fondi del Tfr dei dipendenti delle imprese con meno di 50 occupati che optano di non aderire alla previdenza integrativa, come invece è stato fatto, il patto dovrebbe prevedere che ogni extragettito conseguito dalla lotta all’evasione, e riconosciuto come tale in base a criteri rigorosi di determinazione, dovrebbe essere destinato in parti uguali a riduzione del debito e della pressione fiscale. In tal modo si otterrebbe un duplice effetto virtuoso, fermo restando che senza un rilancio della produttività (cioè della crescita di lungo periodo) il riequilibrio della nostra economia non potrà avvenire. La riduzione delle aliquote nominali sarebbe poi naturale conseguenza del forte allargamento de facto della base imponibile, causato dalla tracciabilità dei pagamenti e dalla maggiore compliance fiscale da essa indotta.

Il rischio (molto elevato) che vediamo in un simile “patto”, è che l’extragettito finisca con l’essere destinato ad alimentare nuova spesa pubblica, in larga misura improduttiva, come “magistralmente” dimostrato dalla strategia sistematicamente perseguita nella scorsa legislatura. Il recupero di risorse fiscali è necessario, ma certamente non sufficiente per innalzare strutturalmente la crescita del paese.

E da un paese, indebitato fino al collo, la cui classe politica è riuscita a denominare “tesoretto” un effimero aumento di gettito fiscale, c’è assai poco di buono da attendersi.