La dura legge dell’audience

Mentre George W.Bush si congeda dagli americani con un Economic Report of the President psichedelicamente ottimista e basato sull’assunzione voodoo di una ripresa tanto più vibrante quanto più profonda la recessione (per i dettagli, citofonare Tokyo), un sondaggio telefonico condotto dal New York Times sul tasso di approvazione della presidenza di GWB segna nuovi record negativi: solo il 22 per cento degli intervistati approva i risultati conseguiti negli otto anni di mandato. Ronald Reagan e Bill Clinton lasciarono l’incarico con un approval rate del 68 per cento, Bush padre al 54 per cento ed il “disastroso” Jimmy Carter con il 44 per cento. Il 77 per cento del campione disapprova la gestione dell’economia da parte di GWB, ed il 71 per cento dà un giudizio negativo sulla operazione irachena.

Le cose vanno meglio (si fa per dire) nell’azione antiterrorismo, con i favorevoli al 47 per cento, ed un quasi-plebiscito tra i repubblicani. Anche il vice di GWB, Dick Cheney, pare godere di grande successo presso l’opinione pubblica, con uno storico 13 per cento di approvazione. La storia riabiliterà entrambi? E come? Per il momento i due si godono le agiografiche lodi del nostro tuttologo di riferimento, strenuamente impegnato nella riparazione del proprio lutto, e che quotidianamente ci conferma l’assoluta, necessaria e necessitata continuità dell’azione di Obama con quella del suo predecessore, inferendola da dettagli come le manifestazioni spontanee di Tehran oppure (più decisivamente) dal fatto che il sole continui a sorgere ad est, esattamente come durante gli otto anni di Bush alla Casa Bianca.