I cavoli a merenda

Intervenendo alla trasmissione di Radio24 “Parliamo con l’elefante”, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha precisato il proprio pensiero riguardo l’eventuale necessità di una bad bank in Italia.

“Il nostro problema non è quello degli altri paesi. Basti pensare che in Germania studiano l’ipotesi di nazionalizzare le banche attraverso l’esproprio”

Inoltre, “in moltissimi paesi il sistema bancario si è retto su una logica di mezza follia finanziaria”. Invece, ha ricordato ancora una volta, le banche italiane hanno maggiore aderenza con la realtà, perché

“Hanno ancora gli sportelli e puoi chiedere un finanziamento, mentre altrove ti vendono un prodotto strutturato”.

E’ davvero difficile immaginare un numero così elevato di incoerenze ed imprecisioni (per usare un eufemismo) concentrate in così poche proposizioni.

Andiamo con ordine. Prescindendo dal fatto che le azioni delle banche italiane quotate stanno in media performando in modo non significativamente differente da quelle del settore a livello europeo, riguardo le ipotizzate nazionalizzazioni tedesche la prima bozza della legge a cui sta lavorando il governo di Berlino prevede che la nazionalizzazione sia ammissibile solo se non siano disponibili altre soluzioni, legali ed economiche. Gli azionisti sarebbero compensati secondo il prezzo medio di borsa fatto segnare dalle azioni nelle due settimane precedenti la decisione di nazionalizzare, e tenendo altresì conto di eventuali precedenti rifiuti a votare una ricapitalizzazione. Come si nota, di tutto si tratta fuorché di un “esproprio”. Il legislatore tedesco vuole, invece, fissare regole certe per il prezzo al quale rilevare gli azionisti esistenti, e punta altresì a certificare che non vi siano privati disposti ad investire in una banca, oltre ad evitare forme di moral hazard da parte del vecchio azionariato, che potrebbe puntare su erogazioni pubbliche in forma di azioni privilegiate senza diritto di voto per non farsi diluire e continuare a mantenere il bastone del comando, utilizzando i soldi dei contribuenti.

In soldoni, il governo tedesco vuole legiferare in materia cercando di evitare i graziosi doni che gli americani hanno fatto e continuano a fare a management ed azionisti delle proprie banche dissestate. Come sia possibile vedere in queste linee di condotta un “esproprio”, lo sanno solo Tremonti ed il suo ego narrante ed affabulatorio. E peraltro creare una legislazione non vuol dire attuarla, ma colmare un vuoto indotto dagli eventi: lo schema di nazionalizzazione studiato dal governo tedesco servirebbe, ad oggi, solo a Hypo Real Estate Bank, non al settore nella sua interezza.

Riguardo la “diversità” delle nostre banche, il ministro prende lucciole per lanterne quando afferma che le nostre sono banche “brick and mortar“, a differenza di quelle straniere, e che da noi ci sono ancora i cari vecchi finanziamenti di una volta rispetto ai “prodotti strutturati” che verrebbero offerti all’estero. Tremonti pensi solo alla britannica Northern Rock: raccoglieva depositi ed emetteva mutui nel modo più tradizionale possibile. Persino la corsa ai suoi sportelli, prima dell’annuncio della nazionalizzazione, era maledettamente tradizionale. Il problema non sta nella “tradizionalità” del canale distributivo, ma nel grado di leva finanziaria a cui la banca ha fatto ricorso, oltre che negli standard di erogazione del credito utilizzati.

Riguardo i finanziamenti ed i “prodotti strutturati”, per la clientela i primi sono debiti ed i secondi investimenti. Sono due cose completamente differenti ed opposte, in un ipotetico stato patrimoniale del consumatore di servizi finanziari. Se invece, utilizzando l’espressione “prodotto strutturato”, Tremonti si riferisce a forme di finanziamento con opzioni su tassi e cambi, cioè a passività della clientela bancaria, provi a pensare a quanti credit default swaps, interest rate swaps e currency swaps le banche italiane hanno venduto a imprese ed enti pubblici.

Insomma, per quanto si tenti l’esegesi, gli argomenti di Tremonti sono incomprensibili ed autorizzano a sospettare una assai precaria conoscenza della materia. Ora aspettiamo solo che al Foglio ci facciano su un bel videoeditoriale elogiastico del “ganzo” ministro assai meno statalizzatore del resto del mondo. Che, detto dal più sussidiato giornale italiano, non è male come presa per i fondelli.