La derivata seconda arriva in Italia?

L’Italia dovrebbe vedere nel primo trimestre dell’anno il quarto calo consecutivo del Pil ma “si intravedono alcuni segnali prospettici di allentamento della forza della recessione”. E’ quanto afferma la Banca d’Italia nel bollettino economico secondo cui tali segnali tuttavia non “sono ancora tali da prefigurare un arresto della caduta produttiva”. In particolare “gli indicatori congiunturali disponibili prefigurano anche per il primo trimestre un pronunciato calo dell’attività economica, il quarto consecutivo, dell’ordine di quello registrato nello scorcio del 2008”.

Al riguardo Via Nazionale ricorda come nelle fasi recessive del 1974-75 e del 1992-93 le esportazioni avevano rapidamente riavviato l’attività, favorite, rispettivamente dalla pronta ripresa del commercio internazionale e dalla svalutazione del cambio mentre ”la natura globale dell’attuale recessione rende incerti i tempi del ritorno su un sentiero di crescita che secondo le istituzioni internazionali e i previsori privati potrebbe avviarsi nel prossimo anno”. La situazione italiana si inserisce in un quadro globale dove “gli effetti della crisi finanziaria sull’economia si stanno manifestando con virulenza”. In altri termini, Bankitalia prefigura correttamente il possibile approssimarsi del punto di flesso della congiuntura, ma si guarda bene anche solo dall’immaginare il punto di svolta. E i due concetti notoriamente non sono sinonimi.

Anche qui tuttavia “alcuni dati più recenti – scrive la Banca d’Italia – la cui significatività e tenuta andranno valutate nelle prossime settimane, suggeriscono un possibile rallentamento della caduta produttiva negli Stati Uniti, in particolare con riferimento al mercato immobiliare e ai consumi”. Da verificare anche gli effetti delle “eccezionali misure di politica economica adottate in quasi tutto il mondo per stimolare la domanda aggregata”.

Riguardo le condizioni creditizie nel nostro paese, alla fine di febbraio

“l’espansione sui dodici mesi dei finanziamenti a favore del settore privato, corretto per l’effetto contabile delle cartolarizzazioni, era del 6 per cento. La crescita sui tre mesi (valutata sulla base di dati destagionalizzati e dello slittamento delle scadenze fiscali, è scesa del 2,5 per cento“.

Secondo indicazioni preliminari il rallentamento sarebbe proseguito anche nelle prime due decadi di marzo. In decelerazione anche la raccolta, mentre la qualità del credito risente del peggioramento congiunturale, con il flusso delle nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti salito nel quarto trimestre all’1,5 per cento, nuovo massimo dal 1999, se si eccettua il 2003, anno del fallimento di Parmalat. Questo garantirà (si fa per dire) spread elevati tra costo della raccolta e condizioni di erogazione del credito (per rientrare delle perdite su crediti), con i consueti alti lai delle associazioni di consumatori.

In sintesi, si ipotizza il rallentamento del deterioramento della congiuntura, sarebbe il primo passo. Tutto quello che viene dopo questo traguardo, non è dato sapere. Per l’Italia potrebbe essere la ripresa della ormai tradizionale crescita zero, visto che di riforme di struttura non se ne sono viste, “per non turbare la pace sociale”. Ma avremo modo di riparlarne.

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