Spigolando tra le pagine della relazione del capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, si individua un punto che spiega molto del collasso di Banca Monte dei Paschi e di un sistema rimasto inerte nella prevenzione, che doveva essere politica prima che normativa.

L’ultimo numero di Democratica, house organ in pdf del Partito democratico, presenta una ficcante ed incalzante serie di domande sulla crisi delle banche italiane, quelle che il partito di Matteo Renzi pone e porrà in commissione parlamentare d’inchiesta. Tra tali domande ce n’è in particolare una che ci ricorda che, dietro i ricorrenti rimbrotti, Renzi ama la Ue ed i suoi precetti.

Oggi Bloomberg informa che la Banca d’Italia, all’epoca guidata da Mario Draghi, sapeva che Monte Paschi aveva occultato una perdita mediante utilizzo di derivati, e lo sapeva due anni prima che la magistratura agisse. Questo è quanto emerge da documenti presentati durante il processo milanese a Deutsche Bank e ad alcuni suoi ex dipendenti, accusati di aver colluso con MPS compiendo il reato di manipolazione del mercato e falso in bilancio.

In Italia abbiamo una genìa di opinionisti, intellettuali, dichiaratori compulsivi ed addetti ai livori, come li definì tempo addietro quel genio di Dago, che passa le giornate a farsi trovare da giornali e talk televisivi che chiedono loro un parere risolutivo sullo scibile umano. Il pensiero corre immediato a Giulio Tremonti ma non si deve scordare un altro Giulio, ancor più vulcanico e scultore della certezza dell’immortale “ve l’avevo detto, io”.

Ieri il Partito democratico ha fatto approvare alla Camera una mozione in cui si impegna l’esecutivo a “individuare la figura più idonea a garantire la fiducia dei cittadini nelle banche”, di fatto mettendosi di traverso alla riconferma del governatore Ignazio Visco, che pareva scontata ed attesa per fine mese. L’evento ha fatto gridare all’attentato alla sacralità di Bankitalia, e qualche osservatore si è addirittura spinto ad audaci parallelismi tra Visco e Paolo Baffi. Servirebbe meno sensazionalismo, però: Ignazio Visco non è Paolo Baffi, la Banca d’Italia non è sotto assedio di forze occulte e fascisteggianti. Più semplicemente, la nostra banca centrale paga la più generale resa dei conti per il sistema-paese, un paese che si trova vieppiù in un habitat ostile e che di conseguenza rischia di soccombere. Tutto il resto sono furbate di una politica sfiatata e prossima al capolinea.

Ieri l’altro il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, è intervenuto all’Almo Collegio Borromeo di Pavia sul tema “Europa: dall’unione monetaria all’unione economica e oltre“. In un discorso di otto cartelle, di necessaria sintesi storica di più decenni di Europa più o meno unita, la parte sull’Unione bancaria è quella più interessante, ai fini di comprendere se i nostri civil servant e la nostra tecnocrazia sono meglio della nostra sgangherata e levantina classe politica. L’analisi di Rossi lascia molte perplessità, per la memoria selettiva di cui dà prova, oltre che per alcuni salti logici che suggeriscono che il disagio di un paese preso in totale contropiede dalla realtà è tuttora forte.

Delle Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, oltre alla difesa dell’azione dell’istituto come regolatore spesso disarmato a fronte di condotte improprie o talvolta penalmente rilevanti da parte di banchieri-faccendieri, colpisce soprattutto una. La reiterazione di un misterioso “fallimento di mercato” che (ormai è palese, nel nostro discorso pubblico) tende a colpire con insolita crudeltà e virulenza il nostro paese e le sue strutture economiche.

(Post cripto cospirazionista. Per una volta, in un sito che tenta di fare il debunking dei complotti, consentiteci la licenza poetica. Ché tanto, in non pochi non coglieranno l’ironia)

Pare che la Banca d’Italia abbia deciso che il prezzo a cui sono stati trasferiti crediti in sofferenza dalle quattro banche risolte alle rispettive bad bank non sia quello giusto. Dopo quattro mesi di misteri, omissis, accuse incrociate e tentativi di ribellione contro lo Straniero, ci accingiamo quindi a leggere un nuovo capitolo di questo avvincente romanzo italiano.