Riempire i buchi

Brad Setser illustra con alcuni grafici la caratteristica dell’espansione dell’intervento pubblico durante questa crisi: sostituire debito pubblico al debito privato in rapida contrazione. Famiglie ed imprese tentano simultaneamente di ripagare il debito, e ciò determina il concretizzarsi del “paradosso del risparmio”, ovvero della deflazione del debito. In assenza di intervento compensativo pubblico, la corsa al rimborso delle passività causa un crollo del livello di attività, che causa un aumento della disoccupazione, che causa una riduzione del reddito, che deprime ulteriormente la domanda, che provoca una disinflazione che sfocia nella deflazione, aumentando il valore reale del debito, stringendo ancora più forte il cappio intorno al collo dell’economia. L’intervento pubblico tenta quindi di colmare il buco di attività causato dall’aumento del risparmio.

Ovviamente, nell’immediato non si pone alcun problema di “spiazzamento” della spesa privata ad opera di quella pubblica, per il semplice motivo che la prima si è fortemente ridotta. Il problema sarà come realizzare un ordinato “riavvolgimento del nastro” quando la spesa privata ripartirà. Alcuni capitoli di spesa pubblica, come i sussidi di disoccupazione, sono per definizione reversibili, altri assai meno; senza contare l’eredità di maggiori vincoli pubblici all’iniziativa privata (fuori dal settore finanziario) che una crisi di questa portata potrebbe causare, che finirebbero col ridurre il potenziale di lungo periodo di crescita della produttività. La nostra impressione è che non vi fossero reali alternative a quanto è stato fatto, in termini di espansione della spesa pubblica, a meno di scegliere deliberatamente di infilarsi in una depressione. Ma il futuro resta gravido d’incognite, quando l’economia avrà dimostrato non solo di essersi stabilizzata, ma anche di potersi risollevare.

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Indebitamento pubblico e privato in percentuale del Pil